“Senza rossetto”. Il 2 giugno 1946 alle donne veniva consigliato di andare a votare “senza rossetto” perché il trucco avrebbe potuto lasciare segni sulla scheda elettorale o sulla busta, rischiando di invalidare il voto. Oggi questa espressione è diventata il simbolo dell’ingresso femminile nella vita politica italiana.
Una data fondamentale nella storia italiana, che segnò contemporaneamente due passaggi decisivi: da un lato, il primo voto politico delle donne italiane; dall’altro, la scelta tra monarchia e repubblica che avrebbe definito il futuro assetto democratico del Paese dopo i nefasti anni della guerra e del fascismo.
La Cgil di Varese ha organizzato il 15 giugno, presso il Museo del Tessile di Busto Arsizio, una giornata di approfondimento dedicata alla memoria democratica del nostro Paese, al suffragio universale e alla partecipazione civile. I relatori sono stati Giorgio Grasso, professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi dell’Insubria. e Claudio Mezzanzanica, presidente dell’Istituto Varesino di Storia del Novecento.
L’incontro si è proposto come momento di riflessione collettiva sul ruolo che la Resistenza, gli scioperi e il sindacato hanno avuto nella costruzione della Repubblica e sull’importanza, oggi, della difesa dei principi costituzionali.
Attraverso contributi storici, testimonianze e approfondimenti, la giornata ha ripercorso il lungo cammino verso la nostra Repubblica, evidenziando il contributo fondamentale delle donne alla vita pubblica, sociale e produttiva dell’Italia. Una conquista che non rappresentò soltanto l’estensione del diritto di voto, ma l’affermazione piena della cittadinanza democratica femminile.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al legame tra lavoro, diritti sociali e Costituzione repubblicana. Valori quali dignità, uguaglianza, partecipazione, solidarietà e giustizia sociale, nati dalla Resistenza e sanciti nella Carta costituzionale, continuano infatti a rappresentare un riferimento essenziale per il mondo del lavoro e per l’azione sindacale.
Per la Cgil custodire e trasmettere questa memoria significa rafforzare la consapevolezza democratica delle nuove generazioni e riaffermare il valore della partecipazione come strumento di emancipazione e tutela collettiva.
L’iniziativa non è stata solo un ricordo, ma anche un’occasione di confronto sul presente e sul futuro della democrazia, in un tempo in cui il coinvolgimento delle persone nei processi democratici e sociali rappresenta una sfida sempre più importante.
Ricordare il 2 giugno 1946 significa riconoscere il coraggio di chi ha contribuito alla nascita della Repubblica e riaffermare il valore di diritti che non possono mai essere considerati acquisiti una volta per tutte. La partecipazione, il voto, il lavoro e la rappresentanza restano pilastri fondamentali della vita democratica del Paese.
Una memoria viva, dunque, che parla ancora al presente e che continua a interrogare il mondo del lavoro, delle istituzioni e della società civile sul significato profondo della democrazia e della partecipazione.
Gaia Angelo – Segreteria Cgil Varese