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Lavoratrici delle pulizie in Asst Sette Laghi, piazza e incontri per tutelare i diritti

Il primo maggio le lavoratrici e i lavoratori del servizio di pulizie presso gli ospedali Asst Sette Laghi hanno fatto l’ennesimo cambio di appalto: dipendenti della società CM Service  fino al 30 aprile e dal 1 maggio dipendenti trasferiti alla società Coopservice. Cambio d’appalto per un personale di circa 220 persone, prevalentemente donne, con orari contrattuali molto risicati e salari da fame.

Cambio d’appalto che prevede un nuovo contratto di lavoro, cambiamenti organizzativi, differenti modalità operative.

Cambio d’appalto dove, per l’ennesima volta, ci si trova a rinegoziare le proprie condizioni di lavoro, i propri diritti, l’orario, i turni di lavoro e il salario.

Cambio d’appalto dove ogni volta rischi di perderti pezzetti di diritti che hai ottenuto tempo prima, che ti sei conquistato col sacrificio e con la lotta.

Perché ogni cambio d’appalto è sempre un ripartire da capo, quasi da zero: hai tutto da rifare, tutto da ricostruire.

Quando poi la nuova società non intende accettare né garantire i diritti acquisiti dalle lavoratrici e dai lavoratori nei precedenti appalti, con le altre società, la situazione rischia di precipitare ed è proprio quello che è successo.

Coopservice subentra a CM Service nel servizio di pulizie ospedaliere: parliamo degli ospedali di Luino, Cittiglio, Angera, Varese Ponte, Varese Circolo, Tradate e tutti i Distretti della nostra provincia.

Da 36 anni, in questi ospedali, c’era un accordo storico: era prevista una maggiorazione del lavoro domenicale. Nel Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro di questo settore non è tuttora prevista una maggiorazione per le ore effettuate nella giornata di domenica. Attraverso la contrattazione aziendale si era riusciti ad acquisire, non senza fatica, un trattamento migliorativo, rispetto quello previsto dal CCNL, ottenendo il riconoscimento di quella maggiorazione del lavoro domenicale, che, fino a pochissimi anni fa, era del 50% e negli ultimi anni è stata rinegoziata al 30%.

Numerosi cambi d’appalto si sono susseguiti negli anni. E sono sempre stati difficoltosi. Ma la maggiorazione del lavoro domenicale è stata sempre rispettata e riconosciuta. Perchè quella maggiorazione rappresenta  un diritto che le donne e gli uomini si sono conquistati. Perchè quella maggiorazione rappresenta una condizione di miglior favore, rispetto quello che il CCNL, ancora, non prevede.

Perchè quella maggiorazione rappresenta dignità per quelle lavoratrici e lavoratori, che lavorano tutti i giorni, domenica compresa, in qualsiasi giorno dell’anno e in qualsiasi condizione.

Perchè quella maggiorazione rappresenta salario, in un settore lavorativo dove la paga oraria supera di pochissimo gli 8 euro lordi e i contratti di lavoro sono di poche ore contrattuali, talvolta al limite per raggiungere il minimo contributivo.

La Filcams ha da subito dimostrato il proprio dissenso. La Filcams ha subito preso posizione. La Filcams sa da che parte stare: da quella di chi i diritti li difende, da quella che i diritti non li scambia.

Perchè i diritti non si negoziano e non hanno prezzo.

Non ci hanno fermato i presidi presso l’Ospedale Macchi.

Non ci ha fermato lo sciopero del 18 maggio, col presidio davanti all’ospedale del Ponte.

Non ci spaventa di continuare a lottare, su più fronti, per vedere riconfermato e riconosciuto quel diritto che, ad oggi, è negato!

Non ci stanchiamo di stare in prima linea, vicino alle lavoratrici e ai lavoratori, che hanno coraggio, che credono nella CGIL e nella giustizia.

Andiamo avanti. Andremo avanti.

Per la Filcams è un orgoglio stare dalla parte delle persone più deboli e indifese, dei fragili, di quelli “dimenticati” e spesso invisibili.

La Filcams sa da che parte stare: dalla loro parte, dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori.

Valentina Calafiore – Filcams Cgil Varese

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