Cgil Varese Informa – Anno II – Numero 1

Contro le disuguaglianze puntiamo sul lavoro

La pandemia ha aumentato la distanza tra i ricchi e i poveri anche nel nostro paese. Il rapporto Oxfam uscito a metà gennaio scorso conferma una situazione allarmante che altre ricerche avevano già evidenziato a partire da quelle dell’Istat e della Banca d’Italia. 

I dati riferiti al 2021 dicono che i 40 super miliardari del nostro paese posseggono oggi quanto 18 milioni di italiani più poveri, un divario che è cresciuto negli ultimi due anni  per gli effetti della pandemia. La diffusione del covid-19 ha senza dubbio creato le condizioni per una ulteriore crescita della ricchezza in mano a pochi a fronte di un significativo aumento dell’incidenza della povertà assoluta.  Oltre un milione di persone, 400mila famigli, tra il 2020 e il 2021 sono sprofondate nella povertà assoluta. Poteva andare peggio se non fossero state prese misure di emergenza –  rivendicate dal sindacato –  quali il blocco dei licenziamenti, e le misure di sostegno al reddito come  la cassa integrazione. Anche il reddito di cittadinanza e i bonus famiglia sono stati strumenti di aiuto concreto, ma la situazione resta incerta per molti. 

Nel 2021 la maggioranza delle imprese ha ripreso e anche recuperato quanto perso nel 2020. Non è accaduto altrettanto per quanto riguarda l’occupazione.  L’occupazione nel nostro paese è ferma al 58,9%, la disoccupazione complessiva è al 9%, dati in miglioramento rispetto al 2020, ma nel complesso sono state poche le assunzioni a tempo indeterminato. Infatti su 5.232.645 nuove assunzioni (dati ANPAL) nel 2021, il 68,10% sono a tempo determinato, e solo l’11,4 % a tempo indeterminato, le assunzioni in apprendistato il 3,3%, mentre le collaborazioni e altre forme il 17,2%.

Nel nostro mercato del lavoro, i numerosi interventi legislativi avvenuti negli anni – in pieno contrasto con la CGIL – hanno di fatto diminuito diritti e tutele, con il risultato di una diffusa precarietà e l’aumento della condizione di working poor, i lavoratori che, pur occupati, non guadagnano abbastanza per potersi mantenere. I redditi bassi e il part time involontario sono le prime cause di questo fenomeno. 

L’ottenimento della piena e stabile  occupazione  come elemento centrale delle politiche di governo, i rinnovi dei contratti nazionali firmati dalle organizzazione maggiormente rappresentative  e la messa in atto di una nuova politica sugli orari di lavoro, sono per la CGIL e per il movimento dei lavoratori condizioni imprescindibili per uscire dal pluriennale stato di crisi.

E’ necessario fermare il fenomeno del dumping contrattuale, dei contratti pirata. Senza una azione legislativa in questa direzione, il fenomeno continuerà ad aumentare di anno in anno.

Per ridurre le disuguaglianze di reddito, di condizione sociale e di istruzione, bisogna puntare soprattutto sul lavoro. L’occupazione stabile e   di qualità, insieme alla formazione continua in età adulta (sia in costanza di occupazione che nella ricerca di un nuovo lavoro) sono elementi imprescindibili per la piena occupazione, soprattutto dei giovani e delle donne. Gli investimenti in settori strategici per il nostro paese devono includere anche quelli della sanità e della scuola.

E’ fondamentale l’aumento delle competenze in tutti i settori, decisivi gli investimenti in ricerca e sviluppo.  L’obiettivo 8 dell’agenda 2030 dell’ONU è quello di “incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti”.  L’agenda 2030 è stata emanata nel 2015. C’è da chiedersi: in sette anni i governi che si sono succeduti quali miglioramenti hanno prodotto per l’occupazione? Purtroppo la risposta è facile e scontata, basta andare a leggere il dato in crescita dei giovani che scelgono di andare all’estero a causa delle scarse se non pessime offerte di lavoro e di crescita professionale.

Nel PNRR definito nel 2021 alla missione 5C1 vi sono obiettivi importanti riguardanti le politiche attive del lavoro, l’occupazione delle donne e dei giovani. Il nostro impegno è al massimo livello affinché non si sprechi l’occasione.

Stefania Filetti – Segretario Generale Cgil Varese


Rieletto Mattarella, Landini: la politica concretizzi i richiami del presidente

Dopo una serie di votazioni senza esito, il Parlamento ha eletto Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella per un secondo mandato, un’elezione avvenuta all’ottavo scrutinio. La decisione di far convergere i consensi su Mattarella ha fatto superare l’impasse in cui si sono trovate per giorni le forze politiche alla ricerca di un candidato possibile, capace di raccogliere un ampio consenso tra maggioranza e minoranze. Una ricerca avvenuta in un momento difficile, con il governo impegnato a fronteggiare la pandemia e la crisi sociale aggravatasi nel Paese, oltre a gestire la complessa partita del PNRR, in un dialogo serrato con le istituzioni europee.

Come ha sottolineato il Segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, felicitandosi per l’elezione, Mattarella “con un gesto di grande responsabilità, si è messo a disposizione per il bene del Paese”. Una decisione del Presidente della Repubblica che “risponde ad un sentimento diffuso nel Paese”.

Dunque una rielezione che il sindacato ha guardato con favore, anche per i temi che Mattarella ha posto al centro del discorso del suo insediamento. “Ancora una volta ha mostrato grande attenzione ai giovani, alle donne, agli anziani, alla necessità di contrastare la precarietà e il lavoro povero, al tema della lotta alle disuguaglianze e della sicurezza sul lavoro, ricordando anche la tragedia del giovane Lorenzo Parelli, all’importanza del ruolo dei corpi intermedi”, ha sottolineato Landini. “Noi – ha dichiarato Landini – continueremo a fare la nostra parte, dando continuità all’azione sindacale per superare la precarietà e rimettere al centro il lavoro e la dignità delle persone. L’auspicio è che anche Governo e Parlamento facciano la loro parte per dare seguito e concreta attuazione ai richiami del Presidente Mattarella, al quale va il nostro apprezzamento e ringraziamento”.

A.G.


La scuola tra pandemia e uscita dall’emergenza

La scuola verso l’uscita dall’emergenza. Un passaggio delicato, un banco di prova per la politica e per gli addetti ai lavori. Molte cose stanno cambiando, ma restano numerosi i problemi ancora presenti. Abbiamo chiesto di inquadrare questa fase ad Alessandro Viggiano, Segretario generale Federazione Lavoratori della Conoscenza- Cgil Varese.

Il mondo della scuola come sta vivendo questo momento di progressiva uscita dall’emergenza?

Il mondo della scuola sta vivendo questo momento con grande attenzione e molte preoccupazioni. Il governo sembra dimenticare che usciamo da due anni di grosse difficoltà, soprattutto per i docenti. Una situazione di cammino verso la normalità, ma una normalità non ancora raggiunta. La decisione del ministro Bianchi sugli esami di maturità, con la reintroduzione delle prove scritte, sembra una scelta fatta come se nulla sia fosse successo. Non a caso si è svolta la grande manifestazione a Roma con la contestazione della nuova maturità dopo due anni di DAD.

Una nuova maturità che pare avere scontentato molti..

Una scelta che ha fatto registrare parecchie voci di dissenso. Dirigenti scolastici, anche con posizioni molto lontane da noi, hanno espresso perplessità rispetto alle decisioni ministeriali. Scelte che, tra l’altro, sono state assunte senza essere concordate con gli addetti ai lavori.

L’emergenza Covid si sta avviando alla sua conclusione. Cosa sta accadendo nel mondo della scuola?

La gestione dell’emergenza Covid è stata spesso condotta dalle scuole. Un ulteriore aggravio da un punto di vista burocratico. Le scuole hanno finito per svolgere funzioni che sarebbero spettate alle Asl. Le segreterie, oltre all’attività ordinaria, hanno dovuto dare risposte all’emergenza, a partire dalla fornitura delle mascherine FFP2. Anziché essere sgravate, le scuole si sono caricate di nuove incombenze. C’è poi il problema della DAD, non privo di criticità.

In che senso?

Sono cambiati i termini della questione. Una volta, con un ragazzo contagiato, tutta la classe stava a casa. Oggi il ragazzo non vaccinato deve seguire la didattica a distanza da casa, mentre chi è vaccinato può stare in classe. Una decisione legittima, ma che comporta una disparità tra ragazzi a parità di situazione.

Restano poi problemi di carattere politico sul tavolo del governo.

Certamente sì. Abbiamo a che fare con un contratto integrativo sulla mobilità per il personale scolastico sottoscritto dalla sola Cisl molto discutibile. Un contratto che consente di trasferirsi in un luogo diverso, o in un’altra classe di concorso. Ma si tratta di un contratto peggiorativo, che riduce i diritti del lavoratore. Esemplare il fatto che un docente che si trasferisce di luogo o di classe di concorso resti vincolato per un triennio. La differenza di comportamento della Cisl, su questo fronte, comporta poi problemi a livello generale.

Un comportamento, quello della Cisl sul fronte scuola, che mette a rischio l’unità sindacale.

Sì, da un punto di vista politico mina l’unità sindacale. E getta ombre sul contratto nazionale che ancora non è stato firmato. Una partita che va giocata con due punti di riferimento: recupero dello scatto di anzianità del 2013  e un significativo aumento di stipendio per tutti i lavoratori della scuola, che restano un fanalino di coda nel pubblico impiego. Spero che la forma del  nuovo contratto nazionale di lavoro veda Cgil Cisl e Uil uniti e compatti nel sostenere gli interessi dei lavoratori.

Andrea Giacometti – Responsabile Ufficio Stampa Cgil Varese


Associazione Italiana Comuni di Frontiera, ora c’è anche Varese

L’adesione del Comune di Varese all’ACIF è una novità importante per i territori al confine con la Svizzera. Una scelta che riguarda un Comune che vede la presenza al suo interno di molti lavoratori frontalieri, e che guarda con attenzione ai crescenti rapporti con il vicino Cantone. L’adesione all’ACIF è stata occasione per intervistare il sindaco di Varese, Davide Galimberti, sulla stessa adesione e sulle tematiche relative al mondo del frontalierato.

Quale la ragione principale di adesione del Comune di Varese all’Associazione Italiana dei Comuni di Frontiera (ACIF)?

Questa adesione vuole rafforzare la rappresentanza del Comune di Varese nelle interlocuzioni con i diversi livelli istituzionali in ambito interprovinciale ed interregionale, per contribuire ad adeguare il quadro giuridico-fiscale dei rapporti Italia – Svizzera al mutato contesto internazionale, che è segnato da importanti evoluzioni del mercato del lavoro, in cui il fenomeno del frontalierato ha evidenziato una notevole crescita sia dal punto di vista dei flussi quantitativi che dal punto di vista della qualità delle competenze professionali.

Quale somma è stata riconosciuta nell’ultimo anno al Comune di Varese a titolo di ristorni?

Il Comune di Varese non percepisce direttamente i ristorni. In questi anni è emersa la necessità di mettere in campo un rinnovato protagonismo da parte dei Comuni di frontiera per attuare un nuovo accordo fiscale e ripensare anche la ripartizione dei ristorni che  penalizzano i comuni, e sono tanti, che nella fascia dei 20 km dal confine, non raggiungono il 4% rispetto al totale della popolazione. Al Comune di Varese spetterebbero oltre 3 milioni di euro, che a fronte del mancato raggiungimento del 4% vengono assegnati alla Provincia. In Piemonte il vincolo del 4% non c’è ad esempio.

Quali i progetti/le iniziative in campo, da parte del Comune, per utilizzare i ristorni a beneficio dei lavoratori frontalieri?

La nostra città è al centro dell’area insubrica, per questo è importante rafforzare ulteriormente relazioni e collegamenti tra territori di confine. Penso al tema della mobilità su rotaia, a partire dal collegamento ferroviario dell’Arcisate-Stabio, su strada e che includa anche la navigabilità dei laghi. Non solo: la competitività del nostro territorio è data anche da un’alta qualità dei servizi, dalle opportunità residenziali e commerciali. Stiamo pensando di attivare una serie di servizi per venire incontro a tutte le esigenze dei frontalieri come ad esempio servizi scolastici e parascolastici calibrati sugli orari tradizionali di coloro che lavorano in Svizzera. Insomma stiamo pensando ad una città che offre sempre di più servizi per i frontalieri.

L’adesione ad ACIF può avere ricadute positive sul fronte della distribuzione delle risorse PNRR?

Varese ha una posizione strategica: la sfida è quella di sviluppare al meglio tutte le potenzialità della sua collocazione geografica. Le risorse del PNRR quindi potranno essere indirizzate non solo nel potenziamento e miglioramento dei collegamenti, ma anche in altri ambiti, come il settore della formazione e innovazione. Un esempio concreto è il progetto del nuovo Hub Innova, un polo che sarà in grado di attirare talenti anche dai territori di confine. Ma sarà importante consolidare una maggiore attrattività della città, attraverso luoghi della cultura innovativi, strutture ricettive volte a incentivare un turismo di qualità, valorizzando luoghi unici del nostro territorio, come il Sacro Monte o il lago di Varese, attraverso il recupero di elementi di interesse storico, culturale e naturalistico in grado di rappresentare l’identità della nostra città.

Come valuta il ruolo dei lavoratori frontalieri per il nostro territorio?

Determinante. Al momento sono quasi 3000 i frontalieri residenti nel Comune di Varese e sono in crescita, proprio per la facilità di collegamento tra il capoluogo e la Svizzera con la nuova tratta ferroviaria. Molti sono anche i cittadini svizzeri che vengono in città per acquisti. Varese sta diventando sempre più anche una città transfrontaliera.

Roberta Tolomeo, Segreteria Cgil Varese

Andrea Giacometti, Responsabile Ufficio Stampa Cgil Varese


La Shoah, il razzismo, il presente

Nell’ambito d’iniziative dell’A.N.P.I. per promuovere una maggior conoscenza tra i giovani dei principi della nostra Costituzione, affronto, ovviamente, anche il tema del divieto di discriminazione secondo il criterio della cosiddetta «razza». I giovani, in generale, restano colpiti, e talvolta turbati, dalla lettura del famigerato Manifesto della razza e delle criminali leggi razziali del 1938/39 (e di quelle naziste di Norimberga, che le avevano precedute). Tra quella legislazione criminale (espulsione d’insegnanti e alunni ebrei dalle scuole, limiti all’esercizio di professioni e del diritto di proprietà per gli ebrei, divieto d’assunzione da parte loro di personale appartenente alla supposta «razza» ariana, divieti di matrimoni tra appartenenti a supposte «razze» diverse, ecc.) e la successiva Shoah, vi è uno stretto rapporto che non può sfuggire.

Purtroppo, anche per ignoranza della Storia, il razzismo (non solo sotto forma dell’antisemitismo) è un fenomeno oggi ancora diffuso, come risulta dal ripetersi di fatti di violenza, riferiti dai media, spesso manifestazioni dell’esaltazione di una superiorità frutto di farneticanti teorie.

Pesanti responsabilità in merito gravano su forze politiche le quali, prescindendo da ogni considerazione del valore della persona (di qualunque etnia), sancito dalla nostra Costituzione, e immemori che la nostra è una storia anche di emigranti sfruttati e perseguitati, scaricano falsamente la responsabilità d’un contesto socio-economico difficile su inesistenti «invasioni barbariche»; omettono in mala fede di considerare l’indegno sfruttamento di questi presunti «invasori», le gravi situazioni in cui versano i Paesi da cui fuggono (cfr. Lettera ad un razzista del terzo millennio di don Ciotti); approvano leggi di portata persecutoria nei loro confronti (che la Corte Costituzionale non ha mancato di dichiarare illegittime: cfr., per es., Corte cost. n. 249/2010 e n. 186/2020).

Conoscenza e memoria di quanto accadde con le leggi razziali e poi con la Shoah sono essenziali per comprendere, prevenire e combattere queste nuove forme di razzismo, manifestazioni dell’«eterno fascismo» (secondo l’espressione di Eco), e per la difesa e il consolidamento dei valori della nostra Costituzione (in primo luogo, quelli dell’eguaglianza e della solidarietà), eredità della Resistenza, a cui siamo impegnati ogni giorno.

Riccardo Conte – Vicepresidente sezione Anpi Varese “Comandante Claudio Macchi”


Campagna ISEE-AUUF, l’organizzazione in Cgil Varese 

La nuova prestazione AUUF (acronimo di Assegno Unico Universale per i Figli) rappresenta una novità nelle prestazioni di welfare dedicate alle famiglie e interesserà una platea di beneficiari enorme: tutti i genitori di figli minori (e in alcuni casi come abbiamo visto anche di maggiorenni) hanno potenzialmente diritto alla prestazione e quindi nei prossimi mesi dovranno attivare la relativa procedura di richiesta.

Questa è quindi anche una sfida organizzativa per la CGIL nel suo insieme, in quanto le strutture coinvolte sono molte, non solo il patronato INCA, che poi materialmente dovrà gestire l’invio delle istanze a INPS: vediamo quindi quali percorsi e passaggi organizzativi sono stati realizzati.

In primo luogo, il richiedente è invitato a prendere appuntamento per l’ISEE al CAAF CGIL: per farlo può prenotare direttamente dal sito https://www.assistenzafiscale.info/prenota-online/ oppure farsi assistere agli sportelli delle Accoglienze delle Camere del Lavoro o dal Centralino Telefonico.

Una volta recatosi all’appuntamento per ISEE, la procedura cambia a seconda dell’iscrizione o meno del richiedente alla CGIL: se iscritto, infatti, l’operatore CAAF potrà presentare contestualmente all’ISEE anche la domanda di AUUF, gratuitamente e senza bisogno di recarsi nuovamente nelle nostre sedi.

Invece, se il richiedente non è iscritto, verrà invitato agli sportelli dell’INCA e/o dell’Accoglienza, dove verrà raccolta la sua pratica di AUUF, che sarà poi successivamente inoltrata all’INPS, in questo caso a fronte di un pagamento di 20,00 euro. Allo stesso modo tutti coloro che hanno già presentato ISEE ad altri CAAF e/o devono comunque inoltrare solo la domanda di AUUF, saranno presi in carico direttamente dalla CGIL, senza appuntamento al CAAF.

Come si può vedere, questa procedura è pensata per offrire una valorizzazione e una corsia preferenziale ai nostri iscritti, compresi coloro che decidono di iscriversi contestualmente alla presentazione di questa istanza: infatti quella dell’iscrizione è sempre la prima opzione proposta dagli operatori di tutti i nostri servizi, in un’ottica di proselitismo e di sviluppo organizzativo.

Inoltre, al fine di alleggerire la pressione sulle nostre sedi, che nelle prossime settimane dovranno sicuramente gestire moltissime richieste, è indispensabile che il primo riferimento nei luoghi di lavoro e nel territorio siano i funzionari di tutte le categorie della CGIL che dovranno sia fornire le opportune informazioni tecniche e indicazioni procedurali, sia, se disponibili e opportunamente formati dal Patronato, fare da tramite nella raccolta della documentazione e delle richieste. Proprio per questo nei giorni scorsi sono stati realizzati cinque incontri informativi cui hanno partecipato oltre cento persone, impegnate a diverso titolo nella nostra organizzazione.

Naturalmente questa campagna presenta alcune criticità: essendo il primo anno ci sono elementi di novità e dubbi che devono ancora essere chiariti e inoltre la maggior parte delle richieste si concentrerà in un lasso di tempo molto limitato nel mese di febbraio. Proprio per questo, tuttavia, rappresenta anche una sfida per tutta la Confederazione che dovrà farsi trovare pronta per rispondere a tutte le richieste che arriveranno e coglierne anche le opportunità.

Inoltre, questa è una campagna non destinata a esaurirsi in questi mesi, ma che diventerà strutturale, con picchi di richieste a ogni inizio anno: è quindi importante diffondere il più possibile informazioni e indicazioni corrette al fine di ridurre inconvenienti e, soprattutto, di evitare che qualcuno resti privo di una tutela cui ha diritto.

Daniele Bandi – Segretario Organizzativo CGIL Varese


Assegno Unico 2022

Con Dlgs n. 230 del 30/12/2021 è stato istituito l’Assegno Unico universale figli. Tale prestazione che decorrerà da marzo 2022 è destinato a tutte le famiglie con:

• figli minori a carico e per i nuovi nati a decorrere dal 7° mese di gravidanza;

• figlio maggiorenne a carico fino al compimento del 21° anno di età, nel caso frequenti un corso di formazione scolastica, professionale o un corso universitario; o sia disoccupato; o svolga un periodo di tirocinio o un’attività lavorativa con un reddito complessivo annuo inferiore a 8.000 €; o svolga il servizio civile universale;

• figli disabili senza limiti di età. La nuova prestazione a sostegno delle famiglie va a sostituire tutti i benefici precedenti (Assegni per il nucleo familiare, Assegno temporaneo, detrazioni per figli a carico fino al compimento dei 21 anni, bonus nascita e bebè) e viene corrisposta per 12 mensilità da marzo a febbraio dell’anno successivo. L’erogazione dell’Assegno Unico sarà disposta direttamente da INPS ogni mese e non più in busta paga. L’Assegno unico può essere richiesto dal genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale e dal figlio maggiorenne ed è costituito da una quota fissa e una variabile, quest’ultima dipende dal valore ISEE e dalla composizione del nucleo familiare.

L’importo dell’assegno unico se si presenta il modello ISEE è pari a:

• 175 € per figli minorenni, con un ISEE fino a 15.000 €. Se l’ISEE è più alto, l’assegno si riduce progressivamente fino a 50 €;

• 85 € per i figli maggiorenni fino ai 21 anni di età, con un ISEE fino a 15.000 € e con riduzione graduale con un ISEE superiore, fino a 25 €. Se non si presenta il modello ISEE o se si ha un ISEE superiore a 40.000 euro si percepirà quindi solo la quota fissa che ammonta a 50 € per ogni figlio minore e 25 € per ogni figlio maggiorenne fino ai 21 anni di età se rientrano nella normativa prevista.

Sono previste maggiorazioni per:

• ciascun figlio successivo al secondo;

• figli non autosufficienti, con disabilità grave e media (anche se di età superiore ai 21 anni);

• mamme con meno di 21 anni di età;

• genitori entrambi titolari di reddito da lavoro;

• nuclei familiari con ISEE non superiore a 25.000 € (fino al 01/03/2025) e che abbiano percepito ANF nel corso del 2021. L’Assegno Unico decorre dal mese successivo la presentazione della domanda. Per poter ottenere gli arretrati a partire dal mese di marzo 2022 è necessario presentare il modello ISEE e la domanda di Assegno Unico entro il 30/06/2022.

A partire dal mese di luglio 2022 la prestazione sarà erogata dal mese successivo la presentazione della domanda senza aver diritto agli arretrati. Chi ha il reddito di cittadinanza non dovrà fare domanda, perché l’assegno unico, in questo caso, viene pagato automaticamente dall’Inps. Per tutte le informazioni più dettagliate, per fare l’ISEE, per ricevere aiuto nella compilazione della domanda, ci si può rivolgere alle delegate e ai delegati CGIL nel vostro luogo di lavoro, alle nostre sedi CGIL e alle sedi INCA E CAAF.

Al fine di supportare coloro che hanno bisogno ed in primis gli iscritti, per avviare la pratica per l’ottenimento dell’Assegno Unico, basta fissare un appuntamento per il calcolo dell’ISEE presso il nostro CAF CGIL e in sede di compilazione del modello ISEE, verranno rilevate tutte le informazioni per l’inoltro della pratica tramite il Patronato Inca Cgil Varese o direttamente dal CAF o presso le accoglienze delle sedi Cgil.

Roberta Orlando Direttore Patronato Inca Cgil Varese


Nuovi accessi alla pensione 2022

Il nostro sistema previdenziale è un continuo divenire che si articola tra interventi normativi e proposte di riforma di portata più o meno strutturale. Il 2022 si caratterizza come un anno di transizione con una serie di novità introdotte dalla legge di Bilancio 2022 (Legge 30 dicembre 2021, n, 234) e con un orizzonte temporale limitato. In sostanza rimangono invariati i requisiti per la pensione di vecchiaia e per la pensione anticipata, mentre la novità principale è la «Quota 102» per la quale sono richiesti 64 anni di età e 38 anni di contribuzione da perfezionare entro il 31 dicembre 2022, Inoltre va anche segnalata la proroga di un anno dell’opzione donna e dell’ape sociale che vede ampliarsi la platea dei beneficiari.

Quota 102

La legge n. 234/2021 introduce la facoltà per i lavoratori e le lavoratrici iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme esclusive e sostitutive gestite dall’Inps e alla Gestione Separata di andare in pensione con 64 anni e 38 anni di contributi maturati entro il 31/12/2022, rimanendo ferma la finestra mobile di 3 mesi per i lavoratori del settore privato e di 6 mesi per il settore pubblico. La presente disposizione non viene applicata al personale militare delle Forze armate, delle Forze di polizia e di polizia penitenziaria, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e al personale della Guardia di Finanza. Per i lavoratori del settore scolastico che raggiungono i requisiti entro il 31.12.2022 si riaprono sino al 28 febbraio 2022 i termini per la presentazione delle domande di cessazione dal servizio con decorrenza della pensione dal 1° settembre 2022. Il diritto a pensione con quota 102 può essere raggiunto cumulando i periodi assicurativi non coincidenti, accreditati nelle gestioni gestite dall’INPS, a meno che non si è titolare di un trattamento pensionistico in una delle suddette gestioni. Come per quota 100, quota 102 non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente e autonomo, ad eccezione dei redditi derivanti dal lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lorde annue fino alla maturazione del requisito della pensione di vecchiaia.

Proroga opzione donna

La legge n. 234/2021 rinnova l’opzione donna per le lavoratrici che hanno raggiunto i 58 anni (59 se autonome) unitamente a 35 anni di contributi entro il 31.12.2021 a condizione che optino per la liquidazione della pensione con il sistema contributivo (cd. opzione donna). Per le lavoratrici del settore scolastico interessate dalla proroga si riaprono sino al 28 febbraio 2022 i termini per la presentazione delle domande di cessazione dal servizio con decorrenza della pensione dal 1° settembre 2022. Le lavoratrici conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi: 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti, nel caso in cui il trattamento pensionistico sia liquidato a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti; 18 mesi dalla data di maturazione dei requisiti, nel caso in cui il trattamento sia liquidato a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi.

Proroga e modifica Ape Sociale

La legge n. 234/2021 rinnova anche nel 2022 l’ape sociale per le categorie più deboli:

a) disoccupati che si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7, legge n. 604/1966 ovvero per scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi, che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante (fino al 31/12/2021 era necessario aver terminato la disoccupazione da almeno 3 mesi), e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni. Il requisito dei 3 mesi nel 2022 è stato abolito;

b) invalidi civili almeno al 74% (l’anticipo pensionistico non può essere riconosciuto a coloro i quali sia venuto meno, alla data di decorrenza della prestazione, lo status di invalido pari o superiore al 74%) e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni; c) coloro che assistono da almeno sei mesi il coniuge, l’unito civilmente, un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (Art. 3 comma 3, L.104), ovvero un parente di secondo grado o un affine entro il secondo grado convivente qualora i genitori e i parenti di primo grado (vale a dire il figlio o il genitore) della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto 70 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti e siano in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni; d) addetti ad attività particolarmente «difficoltose e rischiose».

Sono lavoratori dipendenti in possesso di almeno 36 anni di contributi (per gli operai edili bastano 32 anni dal 2022) che svolgono da almeno sette anni negli ultimi dieci ovvero almeno sei anni negli ultimi sette una o più delle attività lavorative incluse nel decreto del ministero del lavoro del 5 febbraio 2018 ma anche le ulteriori attività introdotte nell’allegato n. 3 della legge n. 234/2021. Riassumendo quindi: l’ape sociale si consegue sempre con un minimo di 63 anni di età unitamente ad almeno 30 anni di contributi, tranne che per le attività «difficoltose e rischiose», dove sono richiesti 36 anni di contributi. Dal 1° gennaio 2022, tuttavia, il predetto requisito di 36 anni per le attività difficoltose e rischiose viene ridotto a 32 anni per i soli operai edili, per i ceramisti e conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta.

Roberta Orlando Direttore Patronato Inca Cgil Varese

Precedente

Prossimo