Cgil Varese Informa – Anno I – Numero 7

Un 25 Aprile e un Primo Maggio all’epoca del Covid

Pubblichiamo un numero speciale della nostra Newsletter per ricordare e ragionare su due appuntamenti nazionali fondamentali, che ancora una volta cadono nel corso di un’emergenza-sanitaria contro cui stiamo ancora tutti combattendo. Questa Newsletter è dedicata al 25 Aprile e al Primo Maggio, due momenti che hanno sempre visto in prima fila la Cgil di Varese. Ancora una volta non manchiamo a questi appuntamenti, sia pure in una forma diversa: con parole, iniziative, immagini, riflessioni. Consapevoli che il momento è difficile, ma resta decisivo il ruolo del sindacato, una realtà che continua a vivere del rapporto stretto, quotidiano, fatto di dialogo e tutele, rappresentanza e proposte, con lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini. Una presenza che ha una sua storia, un suo presente e un suo futuro. Con le nostre radici e il nostro presente, cerchiamo di guardare il futuro con gli occhi del bambino che abbiamo voluto rappresentare sui manifesti del 25 Aprile. Occhi aperti al nuovo, ad un mondo che può essere migliore, a un lavoro fatto di diritti e di giustizia. Buon 25 Aprile e Buon Primo Maggio a tutti!

Segreteria Provinciale Cgil Varese


Laforgia: il 25 Aprile, una cesura rispetto al passato

Tra il 25 ed il 26 aprile 1945, Varese fu liberata. Il 26, il quotidiano locale, passato sotto il controllo del Comitato di liberazione nazionale (Cln) e ribattezzato «Corriere Prealpino», annunciò alla cittadinanza l’avvenuta riconquista della libertà. «Libertà e Giustizia – così recitava solennemente il proclama del Cln della provincia di Varese – tornano a splendere su di noi: e con esse risorge il sentimento di essere ancora uomini e non mandria da bestiame». Nei giorni successivi, si insediarono gli organi di governo, che furono immediatamente impegnati su due fronti: amministrare un territorio su cui pesavano le profonde cicatrici della guerra ancora in corso ed intraprendere la lenta e difficile rimozione di quanto si era sedimentato del fascismo, ad ogni livello della vita sociale e civile, dopo un ventennio.

Nella Varese liberata risorse anche la Camera del lavoro, che si insediò nella ex Casa fascista dei lavoratori dell’industria, in viale Monterosa. A guidarla fu chiamato Guido Canziani, colui, cioè, che l’aveva guidata dal 1920 sino a quando il fascismo non ne aveva determinato la chiusura. Dopo di lui, il 1° luglio del 1946, fu nominato Giovanni Tanzini, socialista come il suo predecessore e già protagonista degli scioperi milanesi del 1944.

Canziani era nato a Milano nel 1890. Era stato tornitore in legno e tipografo; aveva guidato la Federazione giovanile socialista della capitale lombarda dal 1908 al 1910; segretario del sindacato edile di Modena tra il 1912 ed il 1913; segretario della Camera del Lavoro di Bondeno in provincia di Ferrara; segretario propagandista della Camera del Lavoro di Gallarate dal 1913. Successivamente, giunse a Varese, dove affrontò gli anni della violenza squadrista, per poi attraversare una lunga stagione di arresti, processi, condanne. Uomini come Canziani e Tanzini avevano attraversato il fascismo contrastandolo e avevano continuato a combatterlo sino alla fine.

Il 30 aprile del 1945, la risorta Camera del lavoro di Varese, nell’apprestarsi a celebrare, dopo quasi vent’anni, la festa del 1° maggio, rese noto un Manifesto. Qui si rievocava, tra l’altro, il contributo della classe operaia alla lotta di liberazione, attraverso gli scioperi e le rivendicazioni che si erano susseguiti ininterrottamente dal marzo 1943 al momento dell’insurrezione generale. Adesso, si legge in quel Manifesto, risorgeva «l’organizzazione proletaria libera, per riprendere le battaglie del lavoro», che non si sarebbero limitate «al contratto di lavoro, alla difesa del salario ma per conquistare la completa emancipazione del lavoratore da ogni forma di sfruttamento».

Insomma, la libertà era stata riconquistata; adesso poteva riprendere la lotta per la conquista dei diritti.

La manifestazione varesina del 1° maggio fu imponente. I discorsi di rito furono tenuti in un affollatissimo Teatro sociale.

Anche durante la stagione politica precedente le piazze e i teatri erano affollati. Adesso, però, come sottolineò il giornale locale, l’entusiasmo era «spontaneo» e ad alternarsi nel prendere la parola furono i rappresentanti di tutte le forze politiche.

Celebrare il 25 aprile, al di là di ogni retorica, vuol dire anche ricordarsi di come quella data abbia rappresentato una cesura rispetto alla storia passata. Certo, con molte contraddizioni, con la pesante eredità del fascismo, che non fu mai definitivamente rimossa. Ma vale la pena ricordare che a partire dal 25 aprile l’Italia si incamminò, pur tra mille difficoltà, verso l’ambiziosa costruzione di una società democratica, dove sarebbe stato possibile, da quel momento in poi, parlare liberamente, organizzarsi senza il rischio di essere arrestati, partecipare spontaneamente alla vita pubblica, esprimere opinioni differenti. Ed anche, perché no, lottare per conquistare nuovi diritti ed allargare lo spazio di libertà per tutti.

Enzo R. Laforgia – Storico


La Resistenza a portata di clic

Per la prima volta le voci e le testimonianze degli eroi della Resistenza saranno raccolte in una piattaforma on line: più di 500 video-interviste che raccontano il coraggio e il sacrificio di chi ha lottato per la nostra libertà.

È arrivato Noi Partigiani: un monumento virtuale che rende omaggio ai partigiani che ci hanno consegnato l’Italia libera e democratica, realizzato dall’Anpi e dai giornalisti Gad Lerner e Laura Gnocchi con la collaborazione e la condivisione del Sindacato pensionati della Cgil. C’è chi racconta il momento in cui ha capito per la prima volta da che parte stare. Chi ripercorre la notte che precedette la deportazione. Chi ricorda quando imbracciò le armi. Chi narra di arresti e deportazioni, di rastrellamenti e rappresaglie, di torture e battaglie in montagna.

Un viaggio emozionante e commovente attraverso la nostra Storia. Uno strumento prezioso da fare conoscere in particolare alle nuove generazioni.


Filetti: Primo Maggio, diritti e tutele per tutti

Torna il Primo Maggio, e ci apprestiamo  unitariamente a celebrarlo nonostante le tante limitazioni preventive anticovid.
E’ il secondo Primomaggio che festeggiamo  nel pieno della pandemia.

1 maggio festa dei Lavoratori, una ricorrenza importante che nel 2021 facciamo fatica a considerarla una festa secondo il suo significato tradizionale.

L’attuale situazione per molti è di  grande incertezza. Le politiche per la ripartenza non sono ancora chiare,  e guardiamo  con allarme e preoccupazione la situazione attuale, con numerose lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione, con una vasta area di lavoro precario non tutelato ,  con molti lavoratori autonomi gravemente in difficoltà.

Tuttavia non ci sfugge il fatto che proprio le condizioni particolari di questo appuntamento ci offrono  l’occasione per ribadire l’importanza di organizzare momenti sindacali unitarie con l’ausilio degli strumenti offerti dalle nuove tecnologie.

Va in questa direzione il confronto, che si terrà proprio sabato 1° maggio 2021, a partire dalle ore 10, con la partecipazione dei tre Segretari generali CGil CISL e UIL di Varese. Al centro del confronto, in programma in Salone Estense a Varese, con una presenza contingentata e il coordinamento del giornalista Michele Mancino, il mondo del lavoro all’epoca del covid, con i suoi problemi, le sue criticità, le prospettive incerte. Un appuntamento che sarà trasmesso in diretta streaming e diffuso sui canali social dei tre sindacati. Il Comune di Varese ha dato il suo patrocinio all’iniziativa.
Nella stessa giornata, la città di Varese vedrà la presenza di installazioni per ricordare a tutti il Primo Maggio: nelle strade del centro città  saranno collocate sagome  impronte e manifesti che richiamano il tradizionale corteo che anche quest’anno non potrà avere luogo.

Simboli che richiamano il nostro costante e  quotidiano impegno a sostenere  e tutelare le tante lavoratrici, lavoratori  pensionate e pensionati  in difficoltà.

Continuaiamo ad impegnarci  per  garantire le tutele universali, una diffusione di diritti a prescindere dalle specifiche condizioni di ognuno,  gli ammortizzatori sociali all’altezza delle sfide di un lavoro sempre più differenziato e frammentato, contrattazione e risposte a tecnologie che misurano il lavoro sul metro degli algoritmi. Tutto questo sarà al centro del confronto trasmesso in diretta streaming, punto di inizio di un percorso che vedrà la Cgil di Varese in prima linea, capace di proposte e di risposte, in grado di mettersi sulla stessa lunghezza d’onda di un mondo del lavoro che richiede attenzione della politica e protagonismo nella società.

Buon 1 maggio a tutte e a tutti!

Stefania Filetti – Segretario Generale Cgil Varese


Pagano: Primo Maggio, il covid ha picchiato duro, ma la Cgil c’è

E’ stato appena eletto Segretario Generale della Cgil Lombardia, Alessandro Pagano (nella foto), che sostituisce Elena Lattuada, Segretaria Generale dal 2014 ad oggi. Il neo-Segretario ha 55 anni e lascia la guida della Fiom Cgil Lombardia, di cui è stato segretario generale dal 2017. Il suo percorso sindacale comincia come delegato Rsu del gruppo Esaote di Genova, la sua città natale. Dal 2000 al 2006 è funzionario della Fiom Cgil di Genova. Viene poi eletto nella segreteria della Fiom Cgil di Mantova, categoria di cui diventa segretario generale nel 2008. Nel 2010 viene chiamato a ricoprire il ruolo di coordinatore nazionale Fiom Cgil della cantieristica navale e in seguito di Finmeccanica. Nel 2017 viene eletto segretario generale della Fiom Cgil Lombardia. Ad Alessandro Pagano abbiamo posto alcune domande sul significato del Primo Maggio all’epoca del covid.

Qual è il significato di un Primo Maggio celebrato in un periodo covid?

In questa fase il Primo Maggio ha un significato fortissimo. In questo momento così drammatico il lavoro è una variabile che più di altre rischia di essere sacrificata. E dunque il Primo Maggio è un’occasione in più per rimettere, con forza ancora maggiore, il lavoro al centro dell’attenzione. E per ribadire al governo che non si deve rimuovere il blocco dei licenziamenti, una tutela specifica in una situazione di emergenza, che ancora non è esaurita. Dato che i numeri ci dicono che non è prossima l’uscita dall’emergenza, il lavoro continua ad essere una priorità. Deve essere forte il nostro impegno su mezzi e strumenti consentiti, in modo che, tra l’altro, il tema del lavoro non venga strumentalizzato da altri.

Qual è stato l’impatto dell’emergenza-sanitaria sull’occupazione in Lombardia?

E’ stato un impatto fortissimo.  Pur in presenza del blocco dei licenziamenti, e con la cassa integrazione a tutela dei lavoratori, tutta quella parte di precari e instabili, lavoratori a tempo determinato, “somministrati”, lavoratori atipici, tutti questi hanno già pagato un prezzo molto alto. Secondo l’Istat nel 2020 sono andati persi quasi un milione di posti di lavoro. E, per quanto riguarda la Lombardia, oltre centomila, dei quali 30-40mila nella sola area milanese. Diciamo che la forbice tra tutelati e non tutelati si è allargata in epoca covid. Se poi guardiamo ad alcuni settori, registriamo davvero un calo drammatico. Il settore degli appalti (dalle mense alle pulizie, alla vigilanza) è stata falcidiata. Lo stesso dicasi per il settore del turismo in Lombardia, pieno di lavoratori precari e stagionali. Crisi dura anche per la ristorazione

Come reagire, da parte del sindacato, a questa situazione di crisi pesante?

Se il covid ha picchiato duro, è necessario mettere mano ad una seria riforma degli ammortizzatori sociali. Abbiamo bisogno di strumenti che non siano più quelli tradizionali. La crisi del 2008 è stata risolta dalle imprese con licenziamenti di massa. In questo momento occorre fare un salto che ci porti ad una condizione nuova: sono oggi necessari ammortizzatori universali, a tutela di tutte le forme di lavoro. Una riforma urgente, che ci deve trovare pronti quando arriverà il momento della ripresa.

Nell’epoca del covid è cambiato il mestiere del sindacato? Se sì, come è cambiato?

Diciamo la verità: qualche cambiamento era già in corso da prima dell’emergenza sanitaria. Nuove tecnologie e informazione ci sfidavano da prima del covid, è partito un processo di cambiamento che il covid ha accelerato. Di fronte a questa situazione nuova, occorre stabilire una lista di priorità per il sindacato. L’azione sindacale deve articolarsi su più livelli: rappresentanza degli interessi, contrattazione collettiva, tutele individuali nel rapporto con la Pubblica Amministrazione. Il lavoratore, il cittadino, devono guardare alla Cgil come una struttura a tutto tondo, è la nostra storia. Una Cgil attenta, che coglie ogni opportunità per aprire rapporti, dare risposte, esserci. Del resto, lo abbiamo dimostrato proprio in questa fase di crisi, con il presidio del territorio sempre garantito dal sindacato. Camere del lavoro aperte, servizi offerti con continuità e in sicurezza, presenza forte nel mondo del lavoro.

Andrea Giacometti – Responsabile Ufficio Stampa Cgil Varese

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