Cgil Varese Informa – Anno I – Numero 3

COVID 19, LA CGIL RESTA APERTA

La Camera del Lavoro di Varese compie quest’anno 120 anni di vita, in cui ha accompagnato tutti i processi di trasformazione del nostro territorio, testimone anche di periodi di crisi. La pandemia globale che stiamo vivendo rappresenta però un evento unico in quanto le sue conseguenze riguardano non solo il contesto generale in cui ci troviamo a operare (sanità, economia, relazioni sociali ecc.), ma anche la nostra vita quotidiana.

Due gli obiettivi principali che ci siamo posti: garantire la sicurezza a tutte le persone che operano presso le nostre sedi e offrire le consuete tutele ai nostri utenti, soprattutto in questo delicato frangente: per farlo è stato necessario ripensare completamente la nostra organizzazione del lavoro.

Come per tutte le aziende  ci siamo impegnati a fare rispettare scrupolosamente le norme in vigore sulla prevenzione (DPI, sanificazioni ecc.) e accanto a questo siamo intervenuti limitando al massimo i contatti fisici al fine di ridurre i rischi e le conseguenze di eventuali contagi. Questo ha richiesto uno sforzo organizzativo in quanto tutte le nostre attività si basano sulle relazioni interpersonali: dai servizi al pubblico alle assemblee nei luoghi di lavoro, dalle manifestazioni in piazza ai corsi di formazione.

Abbiamo quindi spostato su piattaforme telematiche tutte le riunioni, le assemblee, le attività di formazione. I nostri servizi hanno progressivamente aumentato le pratiche da remoto (ricevendo allo sportello solo quelle non processabili a distanza e non procrastinabili) attraverso diversi strumenti: il servizio “Parla con noi” sul nostro sito, il centralino telefonico, l’e-mail, l’app Digita (vedi scorso numero). A tutte le persone che si presentano alle nostre sedi l’accoglienza presenta sempre come prima opzione l’utilizzo di questi servizi. Le categorie degli attivi e dei pensionati hanno dovuto adottare strumenti analoghi per le attività di consulenza e di ascolto non potendo più effettuare assemblee in presenza. Possiamo dire che da questo punto di vista processi già in atto hanno subito un’accelerazione e  saranno utili anche in futuro, quando potremo tornare a svolgere le nostre attività senza più lo spettro della pandemia.

In conclusione, siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo posti, anche e soprattutto in un periodo critico come questo: le sedi non sono mai state chiuse e in certi servizi e dipartimenti le attività sono addirittura cresciute nonostante il lockdown imposto a molti settori produttivi negli scorsi mesi.

Daniele Bandi – Segretario organizzativo Cgil Varese


METALMECCANICI, CONTRATTO, VIA ALLE ASSEMBLEE

L’ipotesi di accordo per il contratto dei metalmeccanici che FIM FIOM UILM e Federmeccanica hanno siglato a Roma il 5 febbraio è rilevante nella sostanza e dal punto di vista politico.

Nel merito è un accordo che contiene un aumento dei minimi contrattuali del 6,2% (pari a 100 euro mensili per il 3° livello e 112 per il 5°), superiore al 3,2%, tasso di inflazione previsto nel periodo di vigenza del contratto (gennaio 2021-giugno 2024): il contratto nazionale torna ad accrescere il potere di acquisto dei lavoratori distribuendo quote di ricchezza prodotta nelle imprese.

Dell’accordo del 2016 – con cui si estese la capacità di regolazione del contratto in materia di welfare sventando il tentativo attraverso la legge di usare quel tema per destrutturare la contrattazione collettiva – viene confermato il meccanismo di rivalutazione automatica dei minimi contrattuali al tasso di inflazione registratosi nell’anno precedente, una specie di scala mobile che ha consentito di non avere scoperto il 2020 in attesa del rinnovo del contratto.

Rispetto al 2016 si raggiunge l’obiettivo messo al centro della piattaforma rivendicativa di FIM FIOM UILM: qualificare il rinnovo del contratto dal punto di vista del salario, considerate la mancata estensione del secondo livello contrattuale (uno dei presupposti del contratto precedente) e la ripresa di volumi di attività e margini di profitto delle imprese riscontratasi nel 2016-2019 (anche grazie ai miliardi di agevolazioni contributive e fiscali concesse dai governi senza contropartite vincolanti).

Questo è stato il nodo politico della vicenda: assegnare al contratto nazionale il ruolo di incrementare le retribuzioni dell’intera categoria. Con la mediazione rappresentata dall’ipotesi di accordo del 5 febbraio i metalmeccanici praticano l’obiettivo. Mentre viene rintuzzata la linea estremista e aggressiva del presidente di Confindustria Bonomi (contratti senza aumenti salariali, contrattazione su salario e orario bollata come “ottocentesca”).

Oltre ad altri aspetti normativi, il contratto contiene la riscrittura completa del sistema di inquadramento professionale. I criteri di valutazione della professionalità vengono arricchiti – inserendo voci come polivalenza, polifunzionalità, competenze trasversali che da anni il sindacato chiedeva di considerare – ed esplicitati in un apposito glossario (determinando quindi un testo più comprensibile e utilizzabile). Il tema è molto complesso ma il nuovo testo può rappresentare uno strumento utile per riprendere una contrattazione sulla professionalità all’interno delle imprese.

L’ipotesi di accordo sarà ora illustrata nelle assemblee e votata dai lavoratori nella consultazione certificata. Anche all’interno del testo contrattuale, FIM FIOM UILM hanno definito infatti il voto dei lavoratori elemento vincolante del processo democratico di approvazione del contratto.

Giovanni Cartosio – Segretario generale Fiom Cgil Varese


FRONTALIERI, PIU’ TUTELE GRAZIE AD ACCORDO GOVERNO-SINDACATI

Un passaggio importante, l’accordo fiscale che è stato firmato lo scorso dicembre tra Italia e Svizzera. Un’intesa che apre una nuova stagione per quanto riguarda il mondo dei lavoratori frontalieri, ma che non era privo di elementi di criticità e qualche ambiguità. Tra i temi più dibattuti, quello del cosiddetto “doppio binario”. Si tratta della scelta di assegnare a vecchi e nuovi frontalieri condizioni diverse, un fatto che certamente penalizza i  futuri lavoratori italiani in Ticino. Il “doppio binario” si riferisce al mantenimento per gli attuali frontalieri del sistema fiscale in vigore, mentre di applicarne uno diverso e più pesante ai nuovi frontalieri. Una scelta che, in assenza di meccanismi compensativi, avrebbe potuto dare vita ad una sorta di inedita forma di dumping salariale.

A migliorare e integrare il trattato internazionale è subentrata un’intesa sottoscritta dalle organizzazioni sindacali confederali, dal Governo italiano e dalle associazione dei Comuni di confine, con il fondamentale sostegno delle organizzazioni sindacali svizzere UNIA e OCST. Un’intesa che migliora il trattato internazionale introducendo una clausola di salvaguardia, che estende il mantenimento dei trattamenti attuali anche a coloro che stipuleranno un nuovo rapporto nei prossimi anni, e questo fino alla conclusione dell’iter di recepimento con l’entrata in vigore del nuovo accordo (nell’anno successivo all’approvazione dei due Parlamenti).

Non solo. Altri meccanismi compensativi sono previsti a tutela dei lavoratori frontalieri. Il nuovo trattamento che andrà a regime successivamente all’entrata in vigore del trattato, riduce  sensibilmente le differenze tra i lavoratori e consente una maggior difesa dei salari medio/ bassi, grazie ad impegni che riguardano: l’innalzamento della franchigia a 10.000 € (credito d’imposta incrementato per tutti i lavoratori frontalieri italiani nei Paesi confinanti o limitrofi), la non imponibilità degli assegni familiari, la deducibilità dei contributi obbligatori per i prepensionamenti. In caso di disoccupazione, inoltre, è previsto l’innalzamento della NASPI in relazione alla retribuzione effettivamente percepita.

Il negoziato tra Governo e parti sociali ha poi portato alla definizione di un tavolo interministeriale per la definizione dello Statuto dei Lavoratori frontalieri, che avvierà i propri lavori entro aprile del 2021, al fine di individuare per gli oltre 105.000 lavoratori frontalieri in uscita ed in ingresso dall’Italia, una normativa omogenea in materia di sicurezza sociale, mercato del lavoro, dialogo sociale e cooperazione internazionale.

A fianco dei Comuni di frontiera di cui i frontalieri sono parte rilevantissima di quelle comunità locali, il negoziato ha consentito il mantenimento dei ristorni nella fascia dei 20 km dal confine svizzero fino al 2033 e successivamente, la garanzia strutturale di risorse finanziarie in termini di trasferimenti dallo Stato fino al 50% di parte corrente, in misura costante e pari a quanto determinato per l’anno 2019 87.661.383 € (94.837.042 Chf).

Si è infine stabilito il principio secondo cui al netto del finanziamento dei trasferimenti a compensazione dei ristorni e delle misure fiscali e previdenziali previsti nell’accordo, l’eventuale extragettito sarà reinvestito in progetti di sviluppo economico e sociale dei Comuni di frontiera

Roberto Tolomeo – Dipartimento Frontalieri Cgil Varese


SANITA’ DEL TERRITORIO, COME RIFORMARLA

E’ ormai aperto nel paese una discussione sulla Sanità, in particolare quella pubblica che rappresenta l’asse centrale del nostro sistema sanitario.  Cosi come sembra ormai consolidata l’idea che il rilancio del sistema sanitario nel paese debba avvenire mediante una diffusione della medicina nel territorio.  L’idea, per altro non nuova, perché vi sono esperienze già in essere in alcune regioni, è quella di avere sul territorio una rete capillare e diffusa.

Il primo step di questa discussione deve riguardare i medici di medicina generale (medici di base). Si tratta di ridefinire le peculiarità di questa figura professionale nel terzo millennio. Questa figura oggi ha molte facce, dall’ambulatorio che riceve esclusivamente su appuntamento, a quello che riceve due ore al giorno, da lunedì a venerdì, di cui il lunedì al pomeriggio e il venerdì al mattino. Vi sono esperienze di cooperative di medici di base in grado di fare la presa in carico del paziente gestendo a loro volta la cartella clinica, che rappresenta uno degli obiettivi da raggiungere nella definizione della figura del nuovo medico di medicina generale. Ci sono poi medici che nel proprio studio hanno aggiunto alcune specialistiche, dai massaggi alle analisi del sangue, alle protesi dentarie ecc.

Comunque la si pensi, il medico di base ridefinito nella professionalità, nel ruolo e nelle modalità di erogazione dei propri servizi, resterà centrale in ogni sistema di medicina territoriale.

Occorre immaginare che questa figura deve rispondere alle esigenze dell’utenza e ciò non può che partire dalle ore di apertura degli ambulatori. Sarebbe necessario che la fascia oraria non sia inferiore alle dodici ore al giorno almeno per sei giorni la settimana. Naturalmente per realizzare questo modello è necessario che i medici si associno in aggregazioni di almeno una decina. Ciò avrebbe il vantaggio di dar vita a punti di assistenza qualificati e strutturati, in grado di gestire più compiutamente le cartelle cliniche e la presa in carico dei propri pazienti.

Oggi i medici di base sono percepiti come compilatori di ricette per farmaci ed esami, il salto di qualità a cui si deve arrivare è la presa in carico del paziente, intesa come la gestione della cartella clinica sia sul versante sanitario che di collegamento sul sociale. In sostanza l’obiettivo è raggiungere il benessere psico/fisico.

Anche la rete delle farmacie, almeno quelle più avvedute hanno cominciato ad offrire servizi ben oltre l’ambito farmacologico, con fasce orarie ampie. Valorizzare il ruolo delle stesse è un altro tassello importante.

In questa discussione anche i piani di zona hanno un ruolo importante e sono il fulcro per realizzare l’intreccio tra il socio/sanitario a partire dal ruolo di programmazione e gestione diretta delle materie di competenza, riviste e corrette. Nel territorio trovano spazio importante i Pot (Presidi ospedalieri territoriali) e i Presst (Presidio Territoriale) nel quale si realizza il coordinamento tra le cure primarie e delle cure specialistiche.

L’insieme di questi temi e la loro ridefinizione sono alla base di una nuova idea del socio sanitario nel territorio.

Angelo Castiglioni – Segretario Spi Cgil Varese


LA NUOVA TESSERA CGIL DEGLI ARTIGIANI

Premesso che il tesseramento e l’insediamento nel frammentato mondo dell’Artigianato è parte integrante del progetto della Confederazione, al fine di aumentare la reale rappresentatività della CGIL, in Lombardia si è pensato di introdurre un tesseramento sperimentale frutto di un accordo condiviso tra la CGIL Regionale, le Categorie interessate (FIOM, FILLEA, FILCAMS, FILCTEM, SLC e FLAI) e il Coordinamento Regionale Artigianato.

Considerato che in Lombardia il settore comprende circa 45.000 aziende che occupano oltre 210.000 addetti e che l’attuale realtà ci consegna un quadro preoccupante tra il divario esistente in merito alle conquiste sindacali ottenute con la contrattazione nazionale e regionale e il numero di iscritti al nostro Sindacato, ci si pone l’obiettivo a partire dal 2021 di lanciare un tesseramento “innovativo”.

Puntualizzando che nel settore artigianato l’80% del tesseramento viene ad oggi effettuato grazie alla Bilateralità che prevede da parte delle Associazioni fondatrici, e quindi anche da parte della C.G.I.L., un impegno costante di informazione, divulgazione, supporto e presentazione telematica delle richieste ai Fondi Elba, Wila e Sanarti, su sollecitazione e a supporto dei RSB (Rappresentanti Sindacali di Bacino) e dei compagni dedicati a presiedere gli Sportelli dislocati sul territorio presso le Camere del Lavoro, viene introdotta la NUOVA TESSERA del SETTORE ARTIGIANATO:

  • la nuova tessera viene istituita attraverso una trattenuta bancaria (SDD ex RID) al fine di superare i condizionamenti presenti in questo tipo di realtà di piccole dimensioni;
  • la nuova tessera, identica graficamente a quella tradizionale, recherà in aggiunta la dicitura “SETTORE ARTIGIANATO”;
  • il costo sarà di 120 euro annui per tutte le categorie e per ogni livello professionale;
  • la sua sottoscrizione sarà libera e potrà avvenire presso le Accoglienze C.G.I.L. delle Camere del Lavoro territoriali o attraverso l’azione del Funzionario di Categoria;
  • con la sottoscrizione della delega il lavoratore autorizzerà la propria Banca a trattenere i sopraccitati 120 euro annui con versamento trimestrale o semestrale: il prelevamento della relativa somma dal proprio conto corrente sarà automatico;
  • nella delega, che sarà raccolta dai territori ed inviata alla C.G.I.L. regionale, sarà indicato il codice IBAN del lavoratore;
  • il Dipartimento Regionale Artigianato attraverso questa modalità prenderà in carico il lavoratore artigiano garantendogli, in rapporto con la Categoria e le Camere del Lavoro, tutte le informazioni e l’assistenza per avvalersi dei propri diritti contrattuali.

Pietro De Carlo – Rappresentante Sindacale di Bacino Cgil Varese

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