Cgil Varese Informa – Anno I – Numero 13

120 anni fa nasceva la Camera del Lavoro di Varese

“Ognuno si è già accorto […] che prima di essere organizzata si è messa all’opera”. Così riportava un quotidiano dell’epoca descrivendo la Camera del Lavoro di Varese. Erano i lavoratori che avevano iniziato “una serie di agitazioni fra gli operai dei diversi rami delle industrie”. La Camera del Lavoro di Varese aprì l’8 dicembre 1901, in via Como n°10.

Conoscere la storia del movimento operaio vuol dire conoscere in profondità la storia del nostro Paese, prodotto della forza delle rivendicazioni collettive, dal contrasto allo sfruttamento e il caro vita dei primi decenni del Novecento, al riconquistare la Libertà e al garantire la Pace ed i Diritti civili in quelli successivi. 

Nel periodo più buio, il ventennio fascista, il sindacato libero fu messo fuori legge: cancellate le libertà sindacali e politiche, vietato scioperare, vietato rivendicare migliori condizioni. Le Camere del Lavoro assaltate e date alle fiamme. Anche la Camera del Lavoro di Varese cessò la sua attività nel 1925. La soppressione dei sindacati aveva cancellato qualunque possibilità di contrasto della controparte datoriale e di contrattazione delle condizioni di lavoro. Gli operai erano scomparsi dalla scena politica del Paese ed insieme ad essa era scomparsa anche la democrazia.

I lavoratori avevano come controparte diretta le imprese spesso controllate direttamente dai militari fascisti sempre presenti – armati – nei reparti, negli stabilimenti industriali convertiti alla produzione bellica.  Gli scioperi dal 1943 al 1945, organizzati dalla rete clandestina figlia del movimento dei lavoratori di inizio secolo, chiedevano soprattutto aumenti salariali. Le rivendicazioni e gli scioperi si trasformarono presto in una questione politica. Con i grandi scioperi del 1944 (apertamente contro il fascismo e l’occupazione tedesca) i lavoratori, molti divenuti partigiani, furono fra i primi protagonisti della Resistenza prima e della Liberazione poi. Dobbiamo la nostra Libertà a loro, ai tanti che per questo furono deportati e non tornarono, a quelli che nelle grandi fabbriche ancora oggi ogni anno vengono ricordati.  La Camera del Lavoro di Varese riaprì nel maggio del 1945.

Se la CGIL di oggi è la forza sindacale che conosciamo, seria, autorevole, popolare, radicata nel mondo del lavoro e fra gli anziani, lo si deve in grande misura alla capacità e al lavoro di Giuseppe Di Vittorio che aveva lottato con i braccianti di Cerignola e che nell’Italia liberata ebbe il compito e la responsabilità di ricostruire la CGIL. E’ anche grazie al suo impegno che la nostra Costituzione, quella nata dalla Resistenza e dalla vittoria del referendum del 1946, ha nel Lavoro il fondamento costitutivo della Repubblica.

Le tante lotte delle Lavoratrici e dei Lavoratori nei periodi successivi sono state segnate da vittorie ma anche da sconfitte. La difesa e la crescita occupazionale, il mantenimento e l’estensione dei diritti collettivi ed individuali sono stati e sono tuttora gli assi portanti della nostra azione nelle tante crisi economiche e di settore che si sono susseguite. Ad esse, da sempre, si accompagnano per noi la battaglie di civiltà contro l’imbarbarimento sociale. La storia del lavoro in questi cento anni non è stata una storia semplice e lineare. Ogni conquista è costata, ogni diritto pagato a caro prezzo.

L’Italia di oggi è diversa. Più ricca, ma non per tutti. Il lavoro Intellettuale è aumentato, ma spesso, per i giovani è precario e senza diritti, da paese di emigranti siamo diventati Paese di immigrazione tema delicato oggi alla mercé delle più becere strumentalizzazioni politiche (però vanno bene i migranti per i lavori più duri e malpagati!?).

C’è chi è riuscito ad avere un buon contratto di assunzione, e chi è costretto in una precarietà senza fine. C’è chi lascia la scuola troppo presto per cercare un lavoro e chi con una laurea, non lo trova. Ci sono donne, troppe, che non trovando altre soluzioni lasciano il lavoro per motivi di cura famigliare, altre che per essere assunte dichiarano di non volere figli. La pandemia ha solo accentuato le contraddizioni e i problemi preesistenti legati all’economia di mercato diventata globale. Sono aumentate le disuguaglianze, è aumentata la povertà.

Non abbiamo speso una storia lunga 120 anni per tornare alle disuguaglianze e all’imbarbarimento di un secolo fa.  Non lo vogliamo e non lo permetteremo. Una società più aperta e inclusiva per le donne e per i giovani, un’occupazione di qualità per tutte e tutti, diritti universali, una società multietnica, contratti stabili, più efficace contrasto agli infortuni sul lavoro, welfare inclusivo, maggiori investimenti nella sanità pubblica e nella scuola pubblica e l’adeguamento delle pensioni sono i nostri temi dell’agire di oggi. Rivendicazioni che accompagnano una delle più grandi battaglie del nostro momento, quella fondamentale per contrastare l’emergenza climatica.  La CGIL è al fianco dei giovani e meno giovani che lottano per salvare il pianeta, dall’inquinamento, dallo sfruttamento fuori controllo. Insieme alle delegate e i delegati della Camera del Lavoro di Varese e a quanti ci sosterranno lavoreremo perché il futuro abbia la forza e il cuore della nostra storia, perché continueremo ad impegnarci per una economia circolare rispettosa dell’uomo e dell’ambiente, per un mondo più inclusivo e più giusto. W LA CGIL !

Stefania Filetti – Segretario Generale Cgil Varese


Gli interventi di delegate e delegati nel corso dell’Assemblea alla Schiranna


Scioperi, leghe operaie, fanfare, sorge la Camera del Lavoro di Varese

120 anni sono una bella cifra. In un tempo, come quello presente, in cui tutto sembra effimero e volatile, potersi guardare alle spalle e riconoscersi in una storia di così lunga durata consente di guardare al futuro e alle sfide che ci attendono con maggiore determinazione. Ed anche con una punta di orgoglio…

120 anni fa, nella primavera del 1901, a Varese nasceva la Camera del Lavoro. Le prime erano già sorte, dieci anni prima, a Milano, a Torino e a Piacenza. Il 12 maggio di 120 fa, il «Cacciatore delle Alpi», foglio dei democratici e dei repubblicani locali, informava i lettori che «La Camera del lavoro di Varese e circondario può dirsi ormai costituita, avendovi aderito più di venti leghe di resistenza e miglioramento con un complessivo di circa due mila inscritti». In mancanza di una propria sede, la nuova organizzazione fu ospitata presso la sede dei Muratori in Biumo Inferiore. Erano giorni, quelli, in cui i pellettieri della conceria Fraschini erano in sciopero ed erano state annunciate ulteriori mobilitazioni da parte dei lavoratori del settore “falegnami, ebanisti e affini”. All’origine di questi fermenti, vi erano le medesime rivendicazioni: la riduzione dell’orario di lavoro e un aumento salariale.

La Camera del Lavoro varesina – ricordò qualche giorno dopo il solito «Cacciatore delle Alpi» – era «il prodotto naturale» delle molte leghe operaie organizzate in Sezioni d’arti e mestieri. In fin dei conti, spiegava ancora il settimanale repubblicano, «come gl’industriali hanno la Camera di Commercio per salvaguardare i loro interessi, hanno ben diritto anche gli operai di avere la Camera del Lavoro a tutela dei propri». L’articolo 5 dello Statuto ne esplicitava i fini: la Camera del Lavoro si proponeva come «intermediario tra l’offerta e la domanda di lavoro», intendendo «patrocinare gli interessi dei lavoratori in tutte le contingenze di vita».

Il 19 maggio, una domenica, si svolsero le elezioni della Commissione esecutiva. La «Cronaca Prealpina» dovette prendere atto dell’affluenza «notevolissima» dei votanti (circa novecento, scrisse il giornale), che si trovarono a dover scegliere tra sedici candidati. I giornali, con una punta di stupore, registrarono l’importante e inedita partecipazione delle donne. Alla Commissione esecutiva furono eletti un tagliatore, un valigiaio, un falegname, un muratore, un verniciatore, un lavorante in carrozze, un pellettiere ed un tipografo. Quasi sicuramente, tutti o buona parte di costoro non potevano esercitare, all’epoca, il diritto di voto, ancora di tipo censitario.

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Se al momento del suo nascere, la Camera del Lavoro non aveva ancora una propria sede, aveva però una “fanfara”, costituitasi il 1° maggio con il nome Libertà, diretta da tale Rabolini e composta da operai, tutti iscritti alla nuova organizzazione e con la finalità di «fornire alla classe popolare una propria musica per decorare le solennità operaie».

Di lì a qualche anno, il 20 settembre del 1906, si sarebbe svolto a Milano, in via Crocefisso, il Congresso dei rappresentanti delle Camere del Lavoro e delle Federazioni di mestiere, che avrebbe dato vita alla Confederazione generale del Lavoro.

Sono passati 120 anni. Tutto sembra essere cambiato da allora. Ma oggi, come 120 anni fa, non è cambiato l’urgente bisogno di difendere la dignità dei lavoratori, di tutelarne i diritti, di superare le disuguaglianze.

Enzo R. Laforgia – Storico


I Segretari Generali della Cgil di Varese dal 1945 a oggi 

Presenti all’Assemblea provinciale sette ex Segretari Generali della Camera del Lavoro (nella foto, con il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, e l’attuale Segretario Generale della Camera del Lavoro, Stefania Filetti). Sono stati premiati e hanno portato all’Assemblea un prezioso ricordo del loro mandato

1945 – giugno 1946 – Guido Canziani 

Giugno 1946 – agosto 1946 – Giovanni Tanzini

Agosto 1946 – marzo 1949 – Fedele Sala

Marzo 1949 – febbraio 1951 – Giuseppe Ossola

Febbraio 1951 – ottobre 1952 – Cesare Collini

Ottobre 1952 – aprile 1960 – Mario Visigalli

Aprile 1960 – gennaio 1962 – Mario Didò

Gennaio 1962 – novembre 1965 – Claudio Donelli

Dicembre 1965 – giugno 1976 – Angelo Coerezza 

Luglio 1976 – giugno 1980 – Licurgo Monelli

Giugno 1980 – 1989 – Rino Campioni

1989 – 1993 – Carlo Poggi

1993 – 1999 – Sandro Zaccarelli

1999 – 2008 – Ivana Brunato

2013 – 2020 – Umberto Colombo

2020 – oggi – Stefania Filetti


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