Cgil Varese Informa – Anno I – Numero 12

Il green pass non stabilisce un obbligo vaccinale. Serve una legge

Questo è il nostro primo numero speciale interamente dedicato alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro,  il più importante tema fra i tanti dei quali ci occupiamo.  La somministrazione di massa del vaccino anti-covid, è l’unico strumento davvero valido per eliminare la circolazione del virus ed è necessario raggiungere il prima possibile la più alta percentuale di vaccinati, sia in Italia, che nel mondo.

Per evitare una nuova ondata è già in vigore la regola del green pass nelle RSA per le feste e matrimoni.  Dal 6 agosto sarà obbligatorio per le consumazioni al tavolo nei bar e ristoranti al chiuso, per assistere a concerti, eventi sportivi, fiere, congressi, musei, teatri, cinema, ecc. . Il green pass è nato per i consumatori, non per i lavoratori. Anche se molte attività sono assimilabili, il rapporto di lavoro è cosa ben diversa dal rapporto fra un esercizio pubblico e i clienti. Ci sono norme contrattuali e tutele che proteggono i lavoratori che l’applicazione del green pass di per sé non garantisce, come la tutela della privacy sulla salute, gli spostamenti per inidoneità, il mantenimento del posto di lavoro, ecc.

L’applicazione del green pass nei luoghi di lavoro tanto richiesto da Confindustria, rischierebbe di dare totale discrezionalità alle aziende in merito ai non vaccinati. Cosa succederà ai non vaccinati? Spostati o sospesi?  Non pagati? Licenziati? Qualche azienda potrebbe addirittura arbitrariamente decidere di limitare le disposizioni sul distanziamento e le mascherine, cosa assolutamente contraria alle disposizioni previste negli accordi diventati legge. Non possiamo rischiare. E’ per questo che servono più che mai chiarezza e velocità decisionale. Serve una legge che indichi con precisione l’obbligo vaccinale o meno e il conseguente comportamento da tenere sia per i lavoratori che per le imprese. Personalmente penso che i vaccini nella storia abbiano prodotto i più grandi benefici per la salute. Per questo a fronte di un alto numero di non vaccinati e l’aumento delle varianti il governo dovrà decidere e dovrà farlo velocemente.

Più prevenzione, salute e sicurezza. Il percorso continua.

La diminuzione di tutti gli infortuni con l’azzeramento degli infortuni gravi e mortali è l’obiettivo purtroppo non ancora raggiunto. Con la ripresa produttiva sono in aumento anche gli infortuni. La CGIL di Varese, a fronte dei due infortuni mortali del maggio scorso, ha avviato insieme a CISL e UIL, un programma di interventi sulla prevenzione più stringente che in passato.

Il percorso ha preso avvio dallo sciopero generale del 11 maggio e dall’assemblea degli RLS e RLST. Si sono  svolti numerosi incontri con le associazioni di impresa, l’INAIL, l’ATS, l’Ispettorato, l’Ufficio scolastico  provinciale e la Prefettura. La nostra intenzione è quella di concordare ed estendere a livello provinciale alcune concrete azioni sulla prevenzione, aggiuntive ai programmi esistenti: i break formativi, i near miss (quasi infortuni), la pratica del “no safety, stop work”, azioni concrete e una più ampia campagna di formazione in tutti i luoghi di lavoro e nelle scuole.  Ora tutto è in mano al Prefetto di Varese, che ha già organizzato un primo incontro avvenuto il 29 luglio scorso e programmato la prosecuzione dei lavori per il mese di settembre. In questa news letter dedicata ai nostri iscritti, nelle prossime settimane inseriremo l’aggiornamento puntuale dei lavori nei diversi tavoli della Prefettura.

Stefania Filetti – Segretario Generale Cgil Varese


Regione e sicurezza, la strada da percorrere è ancora lunga. Intervista a Massimo Balzarini (Cgil Lombardia)

Partiamo dal Tavolo per la sicurezza istituito presso Regione Lombardia. Quali risultati concreti ha prodotto finora?

La CGIL, da sempre impegnata su questo fronte si è posta il tema di come affrontare la questione in modo risolutivo e raggiungere l’obiettivo infortuni zero, anche se per ottenere la giusta attenzione delle istituzioni si è reso necessario nel 2018 nel 2019 e poi ancora nel 2021 chiamare lavoratici e lavoratori a manifestazioni, talvolta anche spontanee. Sebbene siano attivi luoghi istituzionali di confronto con Regione Lombardia e con l’Assessorato al Welfare, a partire dalla cabina di regia e dal Comitato regionale di coordinamento ex art. 7, D.Lgs 81/2008, non registriamo scelte politiche rilevanti e l’individuazione di adeguate risorse per il sistema istituzionale deputato ai controlli o per azioni incisive.  Se la Giunta regionale si limita agli stanziamenti derivati dai proventi delle sanzioni comminate alle imprese, allora siamo molto lontani dai temi della responsabilità attribuita alle Regioni e lontanissimi da un vero sistema di prevenzione. Da parte dello Stato dovrebbe esserci l’intervento dell’INL (Ispettorato Nazione del Lavoro) che però non riesce a decollare, facendo di fatto venire a mancare la necessaria vigilanza, che di per sé non sarebbe sufficiente ad evitare tutta l’emergenza infortunistica, ma (come dicono studi di settore) potrebbe essere ridotta almeno del 30%.  

Com’è la situazione degli organici che devono controllare e vigilare sulla sicurezza?

Le Agenzie di Tutela della Salute sono di recente istituzione in Lombardia quindi il raffronto sui dati degli organici è possibile solo dal 2016, anche se il riferimento agli “operatori equivalenti in servizio al 2016”, sempre dall’analisi dei documenti di Regione Lombardia mostra una drastica riduzione degli stessi, a causa del pensionamento del personale o della destinazione ad altra mansione. SI può stimare complessivamente un organico di circa 700 unità contro le 1100 che si rendono necessarie.  E’ importante sottolineare che sono necessari mix professionali specifici, dal Medico del Lavoro al Tecnico della Prevenzione, oltre a competenze specifiche fra cui chimici, fisici, ingegneri. Il turn-over non si può realizzare senza il dovuto passaggio di consegne e di competenze fra le figure, quindi assumere nuove risorse, magari che hanno appena concluso il ciclo di studi, senza il dovuto affiancamento con i professionisti a fine carriera è uno spreco di competenze che non ci possiamo permettere. Non solo nel campo della sicurezza del lavoro. Quindi la programmazione, di fatto non sufficiente o quasi assente nei dipartimenti di prevenzione in Lombardia è un elemento chiave per il processo di prevenzione.

Cultura della sicurezza: quali azioni vanno intraprese per costruirla in modo efficace?

La prevenzione efficace non si esaurisce nella azione ispettiva, seppur importante. Nell’ottica della qualificazione professionale dei soggetti che saranno coinvolti nei servizi ispettivi  e nella individuazione dei Piani Mirati della Prevenzione, si è previsto di “individuare, attraverso l’Accordo coi Rettori delle Università che offrono il corso di laurea in Tecniche della Prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro (Università degli studi di Milano, Brescia e Pavia), un “core curriculum” che, in continuità con i percorsi attivati, consenta di integrare, ovvero ulteriormente sviluppare, moduli tecnici, funzionali a veicolare conoscenze/competenze tecnico scientifiche (principalmente in ambito ingegneristico e chimico) legate all’attività ispettiva propria dei Servizi Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (PSAL) delle ATS”. Alla data odierna il gruppo di lavoro che favorisce il raccordo fra Rettori è alle fasi inziali.  Non solo, ma la effettiva sicurezza dei luoghi di lavoro si realizza anche attraverso la “cultura diffusa su questi temi, che richiedono una formazione trasversale a tutti i processi formativi. Per questa ragione si è ottenuto di definire uno specifico Accordo con l’Ufficio Scolastico Regionale e con INAIL Lombardia, volto all’inserimento della competenza SSL nei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO), a vantaggio degli studenti più prossimi al mondo del lavoro, e negli istituti scolastici di primo grado. Ultimo punto dell’intesa è “l’aggiornamento del Repertorio regionale degli Organismi Paritetici”. Un punto determinante per garantire che la formazione, di cui si è parlato anche in relazione alla diffusione della “cultura della sicurezza”, sia effettiva ed efficiente, rivolta specificatamente alla mansione o lavorazione pericolosa che svolgono lavoratrici e lavoratori.

Regione Lombardia fa abbastanza sul fronte sicurezza?

Sebbene l’intesa raggiunta possa costituire un utile quadro di riferimento per affrontare la tematica infortunistica, i budget previsionali non sono stati spesi come risulta dai bilanci pubblicati dalle varie ATS. L’anno della pandemia giustifica solo parzialmente questa situazione. Dobbiamo altrettanto ricordare che gli obiettivi minimi di ispezioni nei luoghi di lavoro, i LEA, definiti a livello nazionale sono pari al 5% del totale delle aziende presenti sul territorio.  Regione Lombardia afferma di superarli, andare oltre il 6-7 % ma su oltre cinquecentomila imprese si arriva a circa 35000 verifiche annue, quindi per le imprese un’alta probabilità di non essere mai ispezionati. Le cause di infortunio sono note e ricorrenti, come le cadute dall’alto, nel settore edilizio ma non solo, l’urto con parti meccaniche in movimento, asfissia o intossicazione da sostanze chimiche o dalla assenza di ossigeno.  Il fatto che in presenza di cause note non si applichino le misure preventive previste dalla norma tecnica mostra la scarsa conoscenza del rischio, della sua percezione da parte della lavoratrice e del lavoratore a partire dal datore di lavoro. Un secondo aspetto rilevante è attribuire alla sicurezza sul lavoro e agli adempimenti legislativi previsti il semplice ruolo di “adempimenti burocratici”, non l’effettiva prevenzione del rischio connesso con l’attività lavorativa, ben lungi dal garantire la salute intesa come stato di completo benessere psicofisico non consistente nella sola assenza di una malattia. Solo quando saremo in grado di assumere la determinazione e l’impegno che la produttività di questo paese si realizza pienamente solo attraverso la piena dignità del lavoro, la tutela delle condizioni di salubrità, forse solo allora, a infortuni zero, saremo un paese civile.

Andrea Giacometti – Responsabile Ufficio Stampa Cgil Varese


Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

Il RLS (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) nasce nel 1994 con la Legge 626, poi sostituita dall’attuale Testo Unico (Dlgs 81/08). Il Testo Unico mantiene l’impostazione e gli obiettivi della 626 estendendo a tutti la sua validità indipendentemente dalla tipologia contrattuale e dalla condizione contrattuale.

Il RLS rifiuta la monetizzazione della salute (quindi non accetta meno salute o meno garanzie di sicurezza in cambio di più salario); lavora affinché l’azienda attui tutti gli obblighi di legge previsti per garantire salute, prevenzione e sicurezza adeguati nei luoghi di lavoro.

Il RLS deve poter accedere ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni.

E’ consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione programmazione realizzazione e verifica della prevenzione nell’azienda o unità produttiva.

E’ consultato sulla designazione del responsabile e degli addetti al servizio e di prevenzione, attività di prevenzione incendi al primo soccorso all’evacuazione dei luoghi di lavoro e del medico competente.

Deve essere consultato in merito all’organizzazione della formazione, ricevere le informazioni e le documentazioni aziendali inerenti alla valutazione  dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti alle sostanze e ai preparati pericolosi, alle macchine e agli impianti alla organizzazione degli ambienti di lavoro agli infortuni e alle malattie professionali.

Riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza, deve ricevere una formazione adeguata.

Le attribuzioni del RLS sono ben espresse dall’art.50 del D.Lgs. 81/08.

In ogni ambiente di lavoro le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto ad eleggere i RLS secondo le modalità e in numero stabilito dall’art.47 del D.Lgs. 81/08 (https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Testo%20Unico%20sulla%20Salute%20e%20Sicurezza%20sul%20Lavoro/Testo-Unico-81-08-Edizione-Giugno%202016.pdf).

Come troppo spesso accade, però, quanto previsto dal D.Lgs. 81/08 viene applicato solo parzialmente, specialmente per gli obblighi non sanzionati, come nel caso del RLS.

E’ fondamentale, dunque, che le lavoratrici e i lavoratori verifichino nella propria azienda se  il RLS è presente e che si uniscano per esercitare il diritto alla Rappresentanza che la legge sancisce.

Fondamentale poi è che il RLS, nell’esercizio della proprie funzioni di rappresentanza per la sicurezza, rappresenti tutti i lavoratori indipendentemente dal reparto di assegnazione e che, insieme a loro e alle Rappresentanze Sindacali Aziendali o Unitarie (ove presenti), lavori costantemente per garantire che i livelli di prevenzione e sicurezza siano adeguati.

Il RLS è dunque figura centrale nell’ambito della sicurezza nei luoghi di lavoro, unendo il rapporto diretto con i colleghi di lavoro al confronto costante con le altre figure della sicurezza: Datore di Lavoro, Dirigenti, Preposti, RSPP (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione) e Medico Competente.

Spesso il RLS lamenta difficoltà d’azione e un frustrante senso di solitudine: lo stretto rapporto con i lavoratori che rappresenta e la spinta costante all’applicazione dell’art.50 del D.Lgs. 81/08, necessaria e prevista per legge, sono elementi fondamentali per attivare efficaci percorsi di miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Le lavoratrici e i lavoratori devono sostenere i propri RLS, fornendo loro quante più informazioni possono in un continuo e proficuo scambio teso a garantire la salute e il lavoro di tutti in sicurezza.

Roberta Tolomeo, Ivano Ventimiglia – Dipartimento Sicurezza Cgil Varese

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Sportello Sicurezza sul lavoro Cgil Varese  

E’ attivo lo Sportello Sicurezza sul lavoro CGIL Varese per qualunque informazione o segnalazione inerente i problemi legati alla sicurezza nei luoghi di lavoro, dal lunedì al venerdì con orario 9-13 e 14.30-18.00

Per informazioni o appuntamenti è possibile scrivere all’indirizzo e-mail ambientesicurezzavarese@cgil.lombardia.it oppure chiamare il n. 335 7416555 (Roberta Tolomeo) o il n. 334 6867972 (Ivano Ventimiglia)


Cultura della sicurezza, iniziamo dai banchi scolastici

L’espressione “cultura della sicurezza” indica l’insieme delle nozioni e competenze che una formazione adeguata ed efficace dovrebbe fornire, unitamente ad un atteggiamento e un modo di “vedere” gli ambienti e l’organizzazione del lavoro, percepire rischi ed agire sulle misure e procedure preventive.

Centrale è la tutela dell’integrità psicofisica di lavoratrici e lavoratori, prima di ogni altra considerazione di carattere economico e produttivo.

“Cultura” deriva dal latino colĕre, “coltivare” e ciò ben esemplifica il lavoro costante e continuo necessario a produrre “buoni frutti”, corretti atteggiamenti e buone prassi nei luoghi di lavoro.

Quale migliore occasione se non quella di iniziare a coltivare la cultura della sicurezza sin dalle scuole e dalla più tenera età?

Ecco perché come CGIL Varese collaboriamo costantemente con le scuole e partecipiamo attivamente al Tavolo Tecnico interistituzionale per la Sicurezza nelle scuole sotto l’egida dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Varese (USP).

Grazie al lavoro congiunto di USP, scuole, organizzazioni sindacali, associazioni datoriali ed enti istituzionali quali ATS (ex ASL) ed INAIL, si è concretizzato un importante progetto di formazione e certificazione delle competenze sulla prevenzione e sicurezza.

Il protocollo CSSL (Certificazione Sicurezza Studenti Lavoratori) si aggiunge alle attività formative sulla sicurezza che già vengono abitualmente svolte, con l’obiettivo di equiparare i contenuti e le modalità formative e di valutazione finale delle competenze acquisite nelle scuole a quelle previste dagli Accordi Stato-Regioni che regolamentano la formazione obbligatoria sulla sicurezza negli ambienti di lavoro.

I 6.000 ragazzi delle scuole secondarie superiori della provincia di Varese che hanno aderito al progetto nell’anno scolastico 2020-2021 (il 90% circa del totale provinciale), superati i test previsti, potranno avvalersi di una riconosciuta certificazione specifica che, auspichiamo, darà loro la possibilità di continuare gli studi o entrare nel mondo del lavoro con un atteggiamento mentale e una preparazione superiori rispetto a quanto accadeva in passato.

Altro importante risultato è da due anni la partecipazione unitaria al Salone dei Mestieri e delle Professioni (https://www.salone-dei-mestieri.it/approfondimenti/ alla voce “Sicurezza sul lavoro”): nel 2019 ci ha permesso di entrare in contatto con circa 8.000 ragazzi delle scuole secondarie superiori introducendo il tema della sicurezza sul lavoro in apertura di ogni sessione di spiegazione delle professioni presenti e richieste in provincia di Varese.

Ogni persona che oggi studia domani lavorerà. Crediamo fermamente che avvicinare chiunque al tema della prevenzione e sicurezza nelle scuole e negli ambienti di lavoro sin da piccolo sia non solo utile, ma necessario per contribuire a creare un mondo del lavoro più umano e dignitoso, ove infortuni e malattie professionali non siano più accettati o considerati fatalisticamente come inevitabili.

Roberta Tolomeo, Ivano Ventimiglia – Dipartimento Sicurezza Cgil Varese


Dati INAIL Provincia di Varese

Open Data 2019-2020
Denunce infortuni al 31/12 (Covid incluse)
2019 2020
9.707 9.936
Infortuni mortali al 31/12
2019 2020
15 14 (di cui 4 per Covid-19)
Denunce di infortunio Covid-19 al 31/12/2020
3.708 (di cui 4 mortali)
Denunce malattie professionali al 31/12/2020
147

 

Periodo 1° gennaio – 31 maggio
Denunce infortuni al 31/05
2020 2021
3.319 3.445
Denunce malattie professionali
2020 2021
57 76
Infortuni mortali al 31/05
2020 2021
7 4
Denunce di infortunio Covid-19 al 31/05/2021
2021
689

Considerazioni:

– il 37% degli infortuni nel 2020 originano dal Covid-19, ma:

1) il 63% degli infortuni andrebbero valutati sulla base delle numerosissime ore lavorate in meno

2) s’è lavorato meno, ma s’è lavorato peggio, tanto che gli infortuni mortali in Italia nel 2020 hanno avuto un incremento assoluto di +181.

Tenuto conto che gli infortuni in itinere sono diminuiti di quasi un terzo, da 306 a 214 (-30,1%) il dato nazionale è ancora più allarmante

3) un infortunio Covid-19 non può essere sottovalutato perché indica una scarsa attenzione rispetto alle specifiche misure preventive previste (com’è noto il fenomeno è stato allarmante soprattutto nella prima ondata Covid del 2020, ma da ottobre i focolai nelle aziende della provincia di Varese sono stati centinaia)

4) il dato relativo agli infortuni Covid è certamente sottostimato perché è noto che numerosi sono i casi Covid registrati come malattia, senza apertura dell’infortunio. In ogni caso nei primi 5 mesi del 2021 troppi sono gli infortuni Covid in provincia di Varese (689 – il Protocollo condiviso si applica adeguatamente? Molti RLS denunciano un sensibile calo dell’attenzione nelle aziende e un’applicazione solo parziale del Protocollo)

5) gli infortuni mortali in provincia di Varese si mantengono stabilmente alti tra 2019 e 2020.

Nei primi 5 mesi del 2021 abbiamo un dimezzamento rispetto allo stesso periodo del 2020, ma 4 casi al 31/05/2021 rimangono inaccettabili. Inoltre, nello stesso periodo, si registra un +4% circa di infortuni complessivi, dato preoccupante.

6) le denunce di Malattie Professionali sono in aumento nei primi 5 mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020, ma ancora presumibilmente residuali rispetto al numero effettivo di casi, a detta nostra e di INAIL (timori diffusi dei lavoratori).

A cura di Roberta Tolomeo, Ivano Ventimiglia – Dipartimento Sicurezza Cgil Varese

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Con questo numero speciale dedicato alla sicurezza sul lavoro, la Newsletter Cgil Varese si interrompe per le vacanze estive. Arrivederci a settembre….

 

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