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Centri estivi,Benzina, gioco d’azzardo e tanto altro. Info Federconsumatori

Centri estivi: ancora troppo cari, 744,00 euro al mese a figlio nelle strutture private, 396,00 euro in quelle pubbliche.

Le famiglie si organizzano con soluzioni alternative e meno costose.

L’anno scolastico volge al termine e, come ogni anno, molti genitori sono intenti a organizzare le giornate dei propri figli mentre loro sono impegnati al lavoro. Una delle soluzioni più gettonate, come ogni anno, sono i centri estivi: la scelta è vastissima, ce n’è per tutti i gusti (e per diversi budget), dai corsi di lingua, a quelli di arte, ai corsi sportivi alle esperienze immerse nella natura… tutte attività educative e altamente formative, peccato per i costi, che per molte famiglie risultano proibitivi! (Specialmente di questi tempi).

L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato il monitoraggio dei costi relativi a tali attività, confrontandoli con i dati relativi allo scorso anno. Dalla rilevazione emerge un quadro in crescita: il costo settimanale della tariffa relativa al tempo pieno aumenta del +5,7%, mentre crescono in misura più contenuta le tariffe relative alla mezza giornata (+3,3%) e quelle relative alla formula ridotta (+2,2%, ovvero che non prevede il pranzo). Il costo medio settimanale della formula a tempo pieno è pari a 186,00 euro per un centro estivo in una struttura privata, che scende a 124,00 euro per i ragazzi che frequenteranno il centro estivo solo mezza giornata (fino alle ore 14:00).

Per quanto riguarda, invece, il prezzo rilevato per i centri estivi organizzati in strutture pubbliche, il costo si aggira intorno agli 80,00 euro per metà giornata (+1,3% rispetto al 2025), e ai 99,00 euro per il tempo pieno (stabile rispetto al 2025). Ovviamente tali costi differiscono molto a seconda della fascia ISEE di appartenenza della famiglia, quella presa in considerazione nel presente studio è quella più alta, comunque superiore a 26.000 euro.

La differenza riscontrata tra pubblico e privato è dovuta a diversi fattori: oltre alle strutture che ospitano i bambini (che per i centri estivi pubblici sono perlopiù istituti scolastici), il costo varia notevolmente anche in base alla tipologia delle attività ludiche e socio-educative svolte.

Aumentano mediamente del +2,3%, inoltre, i centri estivi tematici, ovvero quelli che promuovono attività specifiche come corsi di inglese, laboratori artistici, attività sportive.

 

Considerando i costi su base mensile emergono cifre proibitive:

CENTRI ESTIVI
Costo mensile 2025 2026
Privato (tempo pieno)                704,00 €                744,00 €
Privato (mezza giornata)                480,00 €                496,00 €
Pubblico (tempo pieno)                396,00 €                396,00 €
Pubblico (mezza giornata)                316,00 €                320,00 €

 

Per molte famiglie si tratta di importi insostenibili. Per questo sono nate negli ultimi anni forme di collaborazione all’insegna del risparmio: “tate condivise”, che accudiscono fino a 4 bambini; genitori che programmano a turno le ferie per prendersi cura dei propri figli e degli amichetti più stretti, senza contare l’aiuto spesso insostituibile dei nonni (o di altri parenti).

 

Di seguito le tabelle con i costi in dettaglio e i consigli su come scegliere un centro estivo.

 

CENTRI ESTIVI 2025 2026 Variazione% Variazione%
Costo settimanale
Privato Tempo pieno Mezza giornata Tempo pieno Mezza giornata Tempo pieno Mezza giornata
Formula piena (colazione/merenda e pranzo inclusi) 176,00€ 120,00€ 186,00€ 124,00€ 5,70% 3,30%
Formula ridotta (colazione inclusa e pranzo al sacco da casa) 92,00 €  n.d. 94,00 €  n.d. 2,20%  n.d.
Comunale 99,00 € 79,00 € 99,00 € 80,00 € 0% 1,30%

 

Dettaglio dei centri estivi privati per tipo di attività svolte 2025 2026 Variazione%
Corso di inglese 338,00€ 347,00€ 2,70%
Laboratori (scienza, danza, teatro, pittura etc.) 155,00€ 157,00€ 1,30%
Natura (campagna, farm etc.) 136,00€ 139,00€ 2,20%
Sport (basket, pallavolo, calcetto, equitazione, vela) 232,00€ 238,00€ 2,60%

 

Come scegliere un centro estivo

Trovare un centro estivo affidabile dove lasciare i propri figli non è sempre semplice, ecco qualche consiglio utile per affrontare tale scelta:

  1. Verificate l’affidabilità del gestore. Preferite enti accreditati, associazioni con esperienza documentata o strutture convenzionate con Comuni o scuole. Controllate che il centro sia in regola con le normative locali e sanitarie.
  2. Controllate le qualifiche dello staff. Assicuratevi che educatori e animatori abbiano formazione specifica (educazione, animazione, primo soccorso). Valutate il rapporto numerico tra operatori e bambini.
  3. Non sottovalutate il programma delle attività. Un buon centro estivo propone attività equilibrate tra gioco, creatività, sport e momenti educativi. Attenzione, però, ai programmi troppo fitti e rigidi o, al contrario, eccessivamente vaghi e indefiniti.
  4. Attenzione alla sicurezza. Gli ambienti devono essere puliti, accessibili e sicuri, sia all’aperto che al chiuso. Chiedete informazioni su assicurazioni, uscite organizzate e protocolli di emergenza.
  5. Trasparenza dei costi. Richiedete un prospetto chiaro di tutte le spese (iscrizione, pasti, trasporti, eventuali extra). Diffidate di offerte troppo basse o poco dettagliate, o di chi non espone i costi.
  6. Inclusività e attenzione ai bisogni speciali. Verificate se sono previsti supporti per bambini con disabilità o bisogni educativi speciali, prediligendo sempre i centri che favoriscono l’inclusione sociale e culturale.
  7. Occhio alle recensioni. Le recensioni degli utenti sono un patrimonio importante da cui attingere, se valutate con il giusto equilibrio. Prima di iscrivere vostro figlio a un centro estivo passatele al vaglio, ma sempre con un occhio critico: diffidate di quelle che hanno solo valutazioni eccellenti (potrebbe trattarsi di recensioni poco veritiere…).
  8. Sfruttate bonus e convenzioni. Molti comuni ed enti mettono a disposizione bonus e convenzioni per iscrivere i propri figli ai centri estivi. Verificatene l’esistenza per non perdere questa occasione di risparmio!

Azzardo online: in un piccolo comune del casertano il record nazionale e, forse, mondiale.

Per ogni abitante di Baia e Latina tra 18 e 74 anni si registra un volume di giocate di 103 mila euro annui.

Dopo la quarta edizione del Libro nero dell’azzardo, presentata a Roma lo scorso 27 maggio, nelle prossime settimane CGIL, Federconsumatori e la Fondazione Isscon pubblicheranno la terza edizione di “Non così piccoli”, il report dedicato all’azzardo legale online nei piccoli comuni italiani. Del Libro Nero ha parlato il presidente di Isscon, Marzio Govoni, all’iniziativa genovese “Universo azzardo” promossa il 5 giugno dalla Campagna Mettiamoci in gioco.

È nelle realtà di dimensioni ridotte che spesso si individuano le anomalie più importanti, ponendo l’attenzione sull’azzardo legale da remoto come canale privilegiato dalla malavita per il riciclaggio del denaro sporco. È anche per questo motivo che i promotori del Libro Nero insistono sulla necessità di ottenere i dati di dettaglio, sia dell’azzardo fisico che di quello online, dei 7.900 Comuni italiani.

A Genova, Marzio Govoni, il Presidente della Fondazione Isscon ha anticipato un dato clamoroso del prossimo report: lo strano caso di una piccola realtà, che forse rappresenta un record a livello mondiale: Baia e Latina. In questo comune in provincia di Caserta, di 1.982 residenti, è stato raccolto nel 2025 un volume di giocate che sfiora i 150 mln di euro, tramite le piattaforme online. Una cifra incredibile, che corrisponde a quasi 103mila € per ogni residente in età 18-74 anni.

Di fatto un volume molto simile a quello raccolto nel 2025 nel comune di Caserta e non distante da quanto raccolto in un anno nell’intera provincia di Belluno, che di abitanti ne ha quasi 200.000. A Baia e Latina si è passati dai 45 mln giocati nel 2024 (già una cifra elevatissima) ai 150 mln di € del 2025, con “l’atterraggio” di 100 mln di € in più, su quel territorio, in un solo anno.

Nel piccolo Comune casertano il 96% del volume giocato nel 2025 è generato da una sola tipologia di gioco d’azzardo: il Betting Exchange (144 mln di €), che è stato più volte indicato dalla Commissione Parlamentare Antimafia come quello più vulnerabile alle infiltrazioni della criminalità organizzata e al riciclaggio di denaro sporco.

È evidente che volumi di quella portata non possono essere generati dai residenti, oppure da persone nate in quel Comune, poi emigrate; persone che avrebbero deciso, tutte allo stesso momento, di diventare supergiocatori d’azzardo. Più probabile la presenza di un limitato numero di grandissimi giocatori, oppure la georeferenziazione di linee VPN a servizio di attività intensissime di più supergiocatori, che “investono” nel Betting Exchange grandi cifre. Una attività decisamente fruttuosa; in una formula d’azzardo dove sono i giocatori a tenere il banco, succede che a volte le vincite superino le perdite, facendo ipotizzare accordi tra giocatori. È il caso di Baia e Latina, dove il “guadagno” è stato di mezzo milione di euro. Ma il reale interrogativo è da dove arrivino risorse così ingenti, in un’area, l’Alto Casertano, interessata da importanti dinamiche della criminalità organizzata.

Ribadiamo la necessità di una maggiore trasparenza nei dati: occorre ripensare il meccanismo di riconoscimento e di tracciabilità dei giocatori e prevedere le elaborazioni dei dati utilizzando non solo il codice fiscale. Il Betting Exchange va cancellato dall’elenco dei giochi legali, e l’azzardo deve essere una casa di vetro, agevolando l’azione di chi ne controlla la regolarità.

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Benzina: c’è margine per una riduzione dei prezzi, che però non arriva mai!

I cittadini potrebbero risparmiare 186 euro annui. Mimit intervenga con le compagnie. Verificheremo ipotesi di cartello.

Si è tenuta oggi una riunione della Commissione di allerta rapida sui prezzi indetta dal Garante, ormai con cadenza settimanale, per monitorare l’andamento dei prezzi dei carburanti.

Ci spiace rilevare, come purtroppo da troppe settimane ci sentiamo dire, che c’è margine per una riduzione dei prezzi dei carburanti, in particolare per il diesel, che però non avvengono mai. In particolare, dalla riunione odierna è emerso che c’è spazio per una riduzione dei prezzi alla pompa di -5 centesimi al litro per la benzina e -9 centesimi al litro per il gasolio.

Riduzioni che, se avvenissero, consentirebbero un risparmio pari a circa 84 euro annui a famiglia per i costi diretti relativi ai carburanti e di ulteriori 102 euro annui per i costi indiretti dovuti alle ripercussioni del carburante sul trasporto su gomma dei beni di largo consumo.

Si tratta, di fatto, di possibili risparmi negati alle famiglie, nonostante le stesse associazioni di categoria dei petrolieri ammettano che lo spazio per l’abbassamento di prezzo ci sia.

Dunque, la riduzione decisa dal Governo dello sconto sulle accise della benzina e del gasolio, rispettivamente a soli 5 e 10 centesimi, si rivela quantomeno prematura, e infatti ha già prodotto un aumento dei prezzi alla pompa, la cui dinamica in Italia adesso è superiore a quella che si osserva negli altri grandi Paesi europei, che prima d’ora esponevano invece dati negativi peggiori, usati dal Governo quasi come un alibi per evitare di assumere misure correttive più ampie ed efficaci.

I dati Istat hanno iniziato a rilevare i pesanti effetti che questi rincari hanno sull’inflazione, e ci preoccupano estremamente, soprattutto nella prospettiva di un ulteriore peggioramento che durerà, secondo tutti gli Osservatori economici, almeno per tutto il 2026, colpendo il reddito disponibile delle famiglie, provocando una contrazione dei mercati e apportando effetti negativi sul PIL e sui conti pubblici del nostro Paese.

“Adesso serve che dalle rilevazioni dei dati si passi ad azioni più incisive: chiediamo al Mimit di spingere decisamente le compagnie petrolifere ad applicare i ribassi in modo adeguato a queste analisi e di verificare, anche attraverso le autorità preposte alla vigilanza, la GdF e le forze di polizia locale, che tali ribassi avvengano in maniera coerente con l’andamento di mercato. – affermano Michele Carrus Presidente Federconsumatori, Anna Rea Presidente Adoc e Furio Truzzi Presidente Onorario Assoutenti – Chiediamo, inoltre, al Governo, di mantenere tagli adeguati delle accise, che da noi sono forse le più alte d’Europa, e di adottare ulteriori misure di sostegno economico alle famiglie, imponendo limiti ai ricarichi di costi d’intermediazione lungo le filiere commerciali, riducendo l’Iva su molti generi di largo consumo e il carico fiscale sperequato per i redditi fissi, traendo i fondi necessari dalla lotta all’evasione e dalla tassazione sugli extraprofitti delle aziende dei settori energetico e petrolifero, finanziario, commerciale e digitale.”

Il potere d’acquisto dei cittadini con redditi fissi, diminuito del 7,8% rispetto al 2021, è ridotto a un livello che rende ormai insopportabili ulteriori aggravi (soprattutto per le fasce più deboli), a maggior ragione se ingiustificati. Per questo continueremo a monitorare e valutare attentamente il possibile insorgere di operazioni di cartello sui prezzi dei carburanti, che da numerose segnalazioni appaiono seguire un andamento sostanzialmente uniforme nel territorio e nei diversi canali distributivi, per i diversi venditori, e nel caso non esiteremo a sporgere denuncia all’AGCM e al Garante dei prezzi.

Gioco d’azzardo in Italia: lo Stato perdente. Presentata la IV edizione del Libro Nero sull’Azzardo.

CGIL, Federconsumatori e Fondazione ISSCON: nel 2025 gli italiani hanno perso quasi 22 miliardi di euro in gioco d’azzardo. L’Italia è primo Paese in Europa per perdite.

  • 27/05/2026

È stata presentata oggi la quarta edizione del Libro Nero sull’Azzardo, il rapporto annuale realizzato da CGIL, Federconsumatori e Fondazione ISSCON, in collaborazione con Federconsumatori Modena. Il titolo di quest’anno è emblematico: “Lo Stato perdente”.

Nel 2025 il volume complessivo dell’azzardo in Italia ha raggiunto il record storico di 165,34 miliardi di euro, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Una cifra che equivale al 7,3% del PIL nazionale, che supera abbondantemente i 138,6 miliardi del Fondo Sanitario Nazionale ed è pari al doppio della spesa pubblica per l’istruzione.

Le perdite nette dei cittadini ammontano a 21,88 miliardi di euro – una cifra paragonabile a un’intera manovra finanziaria – con un peso del 2% sul monte complessivo dei redditi degli italiani (che cresce al 4% per le fasce economicamente più deboli). Ogni italiano maggiorenne ha speso in media 3.284 euro in azzardo nel corso dell’anno.

La crescita più preoccupante riguarda il canale online, che nel 2025 ha superato per la prima volta la soglia dei 100 miliardi di raccolta (100,88 mld), con un incremento del 9,5% sul 2024 e del 221% rispetto al 2018. I giocatori online attivi sono stimati in 4,8 milioni, con una crescita allarmante tra giovani e giovanissimi.

L’analisi territoriale rivela disparità profonde e anomalie. Nel 2025 il Comune di Isernia guida la classifica dei capoluoghi con 6.307 euro pro capite. In testa alla classifica dei Comuni italiani quest’anno troviamo Patti (ME), con 7.715 euro pro capite nel solo canale online.

È interessante rilevare come, nella classifica dei 100 Comuni con la più alta intensità di gioco online, figurano numerose realtà dove negli ultimi decenni i Consigli comunali sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. La correlazione tra volumi di azzardo online e presenza della criminalità organizzata è diretta e documentata, e impone risposte urgenti sul fronte della trasparenza dei flussi finanziari.

Ma chi guadagna da questa crescita allarmante? Lo Stato, a conti fatti, no, visti gli elevati costi sanitari e sociali che deve sostenere. Tantomeno i cittadini: le uniche grandi vincenti sono le imprese del settore. In cinque anni i loro utili sono cresciuti del 165% in termini reali, con un fatturato aggregato che nel 2025 ha raggiunto i 10,4 miliardi di euro.

Una situazione che chiede risposte immediate, per questo CGIL, Federconsumatori e ISSCON chiedono:

– Il ripristino del divieto di pubblicità senza deroghe, mettendo fine all’uso di testimonial e alla pubblicità pervasiva durante gli eventi sportivi.

– La piena trasparenza dei dati, inclusi quelli comunali sull’azzardo fisico per tutti i 7.900 Comuni italiani, ancora negati.

– Un bilancio sociale dell’azzardo, che misuri i costi reali a carico dello Stato: sanitari, sociali, giudiziari e di contrasto all’illegalità.

– Una tassazione sugli extraprofitti delle aziende del settore, da destinare in primis alla sanità pubblica e al contrasto di questa forma di dipendenza.

– Lo sgonfiamento, attraverso politiche mirate, degli enormi volumi dell’azzardo, con l’obiettivo di perdere questo triste primato europeo.

 

Prezzi: inflazione vola al +2,7%, carrello della spesa a +2,3%. Si sente il primo impatto del conflitto.

Servono misure urgenti contro speculazioni e caro-vita.

Come purtroppo abbiamo già annunciato e largamente previsto sta aumentando l’impatto del conflitto in Medio Oriente sui prezzi.

È di oggi la notizia dell’Istat che, a marzo, l’inflazione sale a ben +2,7% (dal +1,7% del mese precedente). L’Istituto di Statistica spiega che “la salita dell’inflazione è sostenuta essenzialmente dalle tensioni che si registrano sui prezzi degli Energetici (da -2,1% a +9,2%) e degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%).” Settori che destano forte preoccupazione, in quanto riguardano consumi vitali e necessari per le famiglie.

Addirittura, il tasso relativo al carrello della spesa passa al +2,3%, mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto crescono del +4,2%.

Un andamento che rispecchia ampiamente, purtroppo, le nostre stime: nei giorni scorsi l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha diffuso uno studio relativo agli impatti del conflitto sui prezzi nei settori maggiormente interessati (dall’energia ai trasporti, ai prodotti alimentari), da cui è emerso che le spese degli italiani sono aumentate, già oggi, di +204,31 euro a famiglia (rispetto a fine febbraio). Un aggravio che, in termini annui, si traduce in ricadute di +1.225,90 a famiglia.

Temiamo che questo sia solo l’inizio: se il conflitto dovesse proseguire a lungo, l’impatto su fertilizzanti, plastiche, logistica, energia e trasporti potrebbe essere ancora più grave.

Per questo è necessario intervenire con urgenza e determinazione per arginare, prima di tutto, fenomeni speculativi. Le misure che chiediamo e che riteniamo non più rinviabili riguardano:

  • Il ripristino di un taglio più consistente delle accise sulla benzina (che è stato prematuramente alleggerito).
  • Una rimodulazione, anche temporanea, delle aliquote IVA su un paniere di beni essenziali.
  • Introdurre criteri per la determinazione del prezzo che realizzino il disaccoppiamento tra energia elettrica e gas.
  • Un bonus energia più consistente, ed esteso a una platea di famiglie più ampia.
  • Creare un Fondo di contrasto alla povertà energetica ed alimentare per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili.
  • Mettere in atto la promessa riforma degli oneri di sistema su beni energetici, spostandone alcuni sulla fiscalità generale.
  • Aumentare monitoraggio, controlli e interventi sanzionatori contro le speculazioni lungo le filiere, in particolare per i prodotti di largo consumo e i carburanti.
  • Tassare adeguatamente gli extraprofitti delle aziende energetiche e non solo per finanziare misure di sostegno.

Trasporto marittimo: costo dei traghetti alle stelle, ad agosto i biglietti aumentano del +18% rispetto al 2025.

Oltre +78% rispetto a maggio. Servono misure urgenti, evitare speculazioni.

Traghetti sempre più cari. Rispetto allo scorso anno il costo medio di un viaggio in traghetto per una famiglia di due persone e un bambino è aumentato in media del 15% per chi sceglie di viaggiare in poltrona e del 18% per chi prende la cabina (i costi rilevati si riferiscono alle settimane centrali di agosto). Dalle rotte prese in considerazione dall’indagine condotta dall’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, la tratta che ha registrato l’incremento di prezzo maggiore è quella Livorno-Olbia, con un +29% sul prezzo dello stesso periodo del 2025.

Il collegamento con i prezzi più alti è Livorno-Palermo, che ad agosto, per una famiglia di due persone e un bambino, con auto a seguito, viene a costare 946,50 euro se si viaggia in poltrona e ben 1.484,90 euro se si prende la cabina (prezzo andata e ritorno).

Importanti anche le variazioni rilevate confrontando i prezzi applicati a maggio 2026 e quelli previsti per agosto di quest’anno: mediamente le tariffe risultano più elevate del +82% per la poltrona e del +78% per la cabina.

Tra le principali cause dei rincari vi è certamente l’aumento del costo del carburante, fortemente influenzato dalle tensioni geopolitiche internazionali e dal conflitto in Medio Oriente, ma sono necessari interventi urgenti per evitare che siano ancora una volta i cittadini a pagare il prezzo più alto.

Per questi motivi chiediamo al Governo misure di sostegno al settore, mettendo in campo delle iniziative necessarie a garantire continuità operativa delle tratte marittime e un monitoraggio costante delle tariffe applicate dalle compagnie di navigazione, al fine di evitare speculazioni.

L’aumento dei prezzi dei traghetti incide non solo sul turismo – settore fondamentale per l’economia del nostro Paese – ma anche sulla vita quotidiana dei residenti, compromettendo il diritto alla continuità territoriale, secondo cui tutti i cittadini devono poter raggiungere il resto del territorio nazionale a condizioni eque e accessibili, indipendentemente dal luogo in cui vivono.

Monopattini elettrici: dal 16 maggio scatta l’obbligo della targa.

Tra ritardi nei rilasci e rinvio dell’assicurazione, servono controlli rigorosi.

Cambiano le regole per la circolazione dei monopattini elettrici in Italia. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 6 marzo 2026, entra in vigore un sistema innovativo che introduce l’obbligo di contrassegno identificativo e rafforza i controlli assicurativi. Le nuove disposizioni saranno operative a breve, a partire dal 16 maggio 2026, anche se l’obbligo assicurativo è stato rinviato di due mesi, al 16 luglio 2026, a fronte delle criticità emerse nella fase attuativa.

Tutti i monopattini elettrici dovranno essere dotati di un contrassegno identificativo adesivo, plastificato e non rimovibile, prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il contrassegno sarà obbligatorio per poter circolare e dovrà essere associato a una copertura assicurativa valida.

La misura nasce con l’obiettivo di contrastare furti, utilizzi impropri e circolazione irregolare, introducendo un sistema di identificazione univoca per ogni veicolo.

Il decreto istituisce una piattaforma telematica nazionale, gestita dal Centro Elaborazione Dati della Motorizzazione, che rappresenterà l’unico canale per tutte le operazioni relative ai monopattini elettrici, tra cui: richiesta e rilascio del contrassegno, rinnovo e cancellazione, segnalazione di furto o smarrimento, associazione tra proprietario e veicolo.

L’accesso avverrà tramite SPID di secondo livello o Carta d’Identità Elettronica. Anche imprese e studi di consulenza automobilistica potranno operare tramite sistemi dedicati. L’intero processo sarà digitalizzato: l’utente dovrà inserire i propri dati, scegliere il punto di ritiro, effettuare il pagamento tramite PagoPA e ritirare il contrassegno presso l’ufficio selezionato. Per i minori dai 14 anni, la richiesta dovrà essere presentata da chi esercita la responsabilità genitoriale.

Il costo del contrassegno è fissato a 8,66 euro, comprensivo di produzione, IVA e quota destinata alla sicurezza stradale, a cui si aggiungono imposta di bollo e diritti di motorizzazione, per un totale di circa 33,00 euro. Chi circola senza contrassegno rischia una sanzione amministrativa da 100,00 a 400,00 euro, con possibilità di riduzione in caso di pagamento entro cinque giorni. I controlli potranno essere effettuati da tutte le autorità competenti, tra cui Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizie locali.

Sul fronte attuativo, però, si registrano forti ritardi nella consegna dei contrassegni, con gli uffici della Motorizzazione in affanno per l’elevato numero di richieste. Ritardi che rischiano di penalizzare i cittadini coinvolti: sarebbe necessario esentare dalle sanzioni coloro che hanno già presentato domanda, ma riceveranno il “targhino” dopo il 16 maggio.

Il provvedimento rappresenta un importante passo avanti verso una regolamentazione più strutturata della micromobilità elettrica, sempre più diffusa nelle città italiane. L’obiettivo è garantire maggiore sicurezza, tracciabilità dei mezzi e responsabilizzazione degli utenti.

Resta però aperto il tema dei controlli, indicato da più parti come il vero banco di prova della riforma. Senza una vigilanza sistematica e attenta, si rischia di annullare gli effetti della norma, come già accaduto con l’obbligo del casco introdotto a dicembre 2024 e tuttora largamente disatteso.

 

 

 

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