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Sindacato, scuola di partecipazione

Non c’è da stupirsi se recenti ricerche sociologiche indicano che, nelle elezioni politiche e nei referendum, l’affluenza è solitamente più alta tra i lavoratori iscritti o vicini alle organizzazioni sindacali rispetto ai non iscritti. Chi lavora in un luogo sindacalizzato, normalmente è più propenso a recarsi alle urne. Naturalmente la dinamica varia a seconda del tipo di consultazione, ma resta evidente questa differenza.  Perché?

Nei luoghi di lavoro, dove è presente il sindacato, le lavoratrici e i lavoratori sono – nella maggior parte dei casi – costantemente sollecitati a partecipare a scelte che riguardano la propria condizione di lavoro, il proprio posto di lavoro. Nulla di obbligatorio ovvio, ma una vera opportunità per informarsi e dire la propria, per sostenere o criticare le scelte, per prendersi la responsabilità e imparare ad accettare la posizione di maggioranza.  Modalità e percorsi che fanno crescere i singoli in una dimensione comune, dove la necessità di migliorare la propria condizione diventa più forte se inserita in una rivendicazione collettiva.  E questo accade sempre, sia nelle vertenze per ottenere un aumento salariale, sia nei casi in cui la contrattazione è di tipo difensivo.

Partecipare alle assemblee, al voto delle proposte e/o delle ipotesi di accordo, votare i propri rappresentanti sindacali è un esercizio di grande importanza e utilità, come quella di scegliere di sostenere con l’iscrizione l’organizzazione sindacale che si preferisce, quella che rappresenta i valori, le proposte più condivisibili insieme alla determinazione necessaria per raggiungere tali obiettivi. Si, perché le idee e le posizioni hanno forza se ben sostenute. Lo Statuto dei Lavoratori, i Contratti collettivi, le sentenze a favore dei lavoratori sono gli strumenti di base che ci permettono di organizzarci e dire la nostra.  La partecipazione, quella vera, non è mai fine a sé stessa, è responsabilità diretta alle scelte collettive. Già, perché partecipare è una responsabilità, che dice da che parte si sta, quanto siamo disponibili ad impegnarci per noi stessi e per gli altri. Ne vale la pena, sempre!

È evidente che le risposte legislative alle numerose crisi di questi ultimi anni hanno indebolito il lavoro con i salari più bassi e la precarietà sempre più diffusa. Con i tagli alle risorse necessarie hanno messo in discussione la previdenza e la sanità, mettendo le basi per una sfiducia crescente che le cose possano migliorare.

Non basta che il governo e i politici si indignino per i salari troppo bassi, servono soluzioni. La CGIL a volte con altri, a volte da sola, ha da sempre avanzato proposte utili ai lavoratori e pensionati e sostenibili per il paese.  Chi ha la responsabilità di governo sta facendo qualcosa? Nonostante il tono da campagna elettorale stucchevole e costante, nessuna risposta dai legislatori, nessuna risposta dal governo! Anzi le risposte vanno in una direzione diversa: un sacco di soldi pubblici alle imprese senza chiedere nulla in cambio, come investimenti e assunzioni stabili. Anche sul fronte fiscale proprio non ci siamo, dipendenti e pensionati pagano in proporzione molto di più rispetto alle rendite finanziarie, rendite da capitale, per non parlare della proporzionalità fiscale. Questa è pericolosamente messa in discussione a partire della flat tax. Proclami per le condizioni di lavoro delle donne e delle famiglie e poi si annacquano le direttive europee che ci danno strumenti utili per il contrasto alle differenze salariali di genere e si peggiorano le condizioni pensionistiche. Video spot ben infiocchettati per non cambiare niente, proprio niente anzi nascondere le cose vanno peggiorando.

E’ chiaro che in questa condizione la sfiducia cresce e i cittadini che vanno alle urne sono sempre meno. Gravissimo problema del quale il governo non intende occuparsi. E nel frattempo che succede? Un’altra legge elettorale che prevede un consistente premio di maggioranza, per garantire il prossimo governo, qualsiasi esso sia. In barba alle scelte dei cittadini. Nei luoghi di lavoro sindacalizzati nessun delegato o organizzazione sindacale può permettersi di dire una cosa e fare il contrario perché sono sottoposti costantemente al giudizio dei lavoratori. In politica invece (pur con le debite differenze) assistiamo un progressivo allontanamento dei cittadini e questo fa male alla democrazia. Ce ne accorgiamo quasi ad ogni tornata elettorale con l’aumento dell’astensionismo. E’ indispensabile impegnarci per invertire questa tendenza, perché le cose posso davvero cambiare se le rivendichiamo in massa.

Una buona notizia è stata il raggiungimento di un accordo fra CGIL CISL UIL sulle richieste presentate alle associazioni rappresentanti delle imprese: rinnovo dei Contratti nazionali e recupero dell’inflazione, misurazione della rappresentanza per evitare il peggioramento delle condizioni attraverso i contratti pirata, insieme ad altri punti importanti per la sicurezza sul lavoro e la partecipazione.

Va detto che questa trattativa parte in salita per le posizioni delle controparti, ma è fondamentale che si concretizzi una salda tenuta sindacale e il raggiungimento di un buon accordo utile alle lavoratrici e ai lavoratori.

Importantissima la campagna di raccolta firme proposta dalla CGIL. Si tratta di due Proposte di Legge di iniziativa popolare su gradi temi strategici per le condizioni delle persone. Una riguarda la sanità, si propone di aumentare e spendere meglio (con modalità precise e dettagliate) le risorse dedicate alla sanità. Questa proposta ha l’obiettivo di mantenere e migliorare l’attuale legge che regolamenta il Servizio Sanitario Nazionale. L’altra raccolta firme riguarda nello specifico una proposta di legge per migliorare le condizioni salariali, e diritti delle persone che lavorano nella caten degli appalti – appalto e subappalto –  dove il passaggio di mano delle attività contiene molto spesso il peggioramento delle condizioni contrattuali dei lavoratori. Siamo convinti che si possa agire per aumentare la tutela dei lavoratori imponendo per Legge alle aziende il principio “stesso lavoro, stesso salario!”.

Firmate  per entrambe le proposte. E’ importante.

Stefania Filetti – Segretaria generale Cgil Varese

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