Troppo spesso i lavoratori in appalto sono vittime di precarietà, infortuni e sfruttamento: tra corse al massimo ribasso e catene infinite di subappalti, la sicurezza sul lavoro finisce per essere trascurata e i diritti vengono sistematicamente calpestati.
La proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti, che la CGIL sostiene, vuole mettere fine a questo sistema. Ponendo al centro il principio per cui “a stesso lavoro devono corrispondere stessi diritti e stesse tutele”, essa interviene sull’art. 29 del Dlgs. 276/2003, invocando le seguenti modifiche.
1. Chi lavora in appalto deve avere lo stesso salario e gli stessi diritti dei dipendenti del committente.
Oggi i dipendenti dell’appaltatore hanno contratti di lavoro, tutele e salari peggiori rispetto a quelli dei dipendenti del committente. La proposta di legge introduce un correttivo: nel caso in cui l’attività svolta in appalto coincida anche solo in maniera prevalente con una o più delle attività tipiche del committente, del suo ciclo produttivo o della sua ragione sociale, ai lavoratori in appalto dovranno essere automaticamente applicate le tutele economiche e normative riconosciute ai dipendenti del committente, compresi gli effetti della contrattazione di secondo livello.
2. Più tutele ai lavoratori autonomi.
La parità di trattamento economico e di tutele deve operare anche per i lavoratori non subordinati impiegati nell’appalto. In questo modo, oltre a ridurre lo sfruttamento delle partite IVA, viene posto un freno al frazionamento del ciclo produttivo in una miriade di piccoli appalti, che si verifica quando i lavoratori autonomi cui si assegnano le commesse costano meno dei lavoratori subordinati.
3. Più responsabilità dei committenti privati su salute e sicurezza.
Molti infortuni sul lavoro sono conseguenza della non corretta pianificazione dei tempi e dei carichi di lavoro da parte del committente, oltre che della scelta di privilegiare l’urgenza della realizzazione dell’opera a discapito della sicurezza dei lavoratori. Con la riforma, il committente avrà l’onere e l’obbligo di verificare la congruità dei tempi di esecuzione dell’opera e la quantità di manodopera necessaria, nel rispetto delle norme e degli standard di settore, e sarà direttamente responsabile delle valutazioni effettuate.
4. Più responsabilità dei committenti privati e pubblici su salari e diritti.
Il lavoratore subordinato impiegato in un appalto, al quale il proprio datore di lavoro appaltatore non abbia pagato le retribuzioni o versato contributi o premi assicurativi, può scegliere se ingiungere l’adempimento al committente oppure all’appaltatore. E’ la cosiddetta responsabilità solidale nell’appalto, che offre al creditore uno strumento aggiuntivo di garanzia patrimoniale e spinge i committenti a scegliere le società fornitrici non in base al prezzo praticato, ma in ragione della loro solidità finanziaria, poichè potrebbero dovere rispondere dei debiti che esse abbiano verso i dipendenti. Nel caso in cui il committente sia una P.A., la responsabilità solidale opera con una importante limitazione: il committente pubblico, infatti, risponde in solido con l’appaltatore solo nei limiti di quanto debba ancora versare allo stesso nel momento in cui gli sia pervenuta la richiesta di pagamento da parte del lavoratore. La proposta di legge vuole rafforzare la responsabilità solidale intervenendo su due punti: 1. la responsabilità di committente e appaltatore opererà, oltre che a favore dei lavoratori subordinati, anche per i lavoratori non subordinati impiegati nell’appalto; 2. in caso di committente pubblico, verrà meno la limitazione della responsabilità oggi operante, con la conseguenza che anche questo sarà chiamato a rispondere integralmente dei debiti dell’appaltatore, così come già previsto per il committente privato.
5. Appalto illecito: assunzione diretta dei lavoratori.
In caso di appalto illecito, il lavoratore può oggi chiedere, mediante ricorso giudiziario, la costituzione di un rapporto di lavoro in capo al committente privato. Nulla può chiedere, invece, nei confronti della P.A. Con la modifica, il lavoratore impiegato in un appalto non genuino vedrà costituito – sin dall’inizio della prestazione e senza la necessità di agire in giudizio – un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato alle dipendenze del committente privato, salva l’opzione di una conciliazione in termini economici. Nel caso di committente P.A., il lavoratore che abbia perso il posto di lavoro ha diritto ad un risarcimento nella misura di 24 mensilità, salva la prova del minor danno.
6. Limiti alle catene dei subappalti.
Violazioni di legge e infortuni sul lavoro avvengono, principalmente, lungo la catena dei subappalti, dove i controlli rischiano di non essere efficaci. Per evitare ciò, la proposta di legge chiede a chi prende un appalto di essere in grado di svolgerlo direttamente, almeno per la maggior parte, e che i subappalti e gli affidamenti siano vietati, o fortemente limitati, nei settori esposti a maggiore rischio di infortuni.
7. Diritto di informazione e consultazione dei lavoratori.
L’ultimo punto toccato dalla proposta di legge riguarda i diritti di informazione al sindacato: prevede che le imprese con almeno 15 dipendenti siano obbligate, prima dell’inizio dell’appalto, a fornire ai rappresentanti sindacali tutte le informazioni utili su attività date in appalto, subappalto o fornitura e ciò anche al fine di consentire al sindacato di verificare il rispetto della legge e dei CCNL. La violazione di questo obbligo sarà qualificata come condotta antisindacale ai sensi dell’art. 28 dello Statuto dei lavoratori.
La proposta di legge di iniziativa popolare è uno degli strumenti più autentici di democrazia diretta previsti dalla nostra Costituzione, poiché consente a ciascuno di noi di contribuire in prima persona al cambiamento. Firmare la proposta di legge sugli appalti significa dare più tutele agli oltre tre milioni di persone che oggi lavorano negli appalti pubblici e privati, i cui diritti e le cui tutele sono sacrificati in nome del profitto. Non si può attendere oltre: firma, perché ogni firma è importante, anche la tua.
Giovanna Bianchi – Segreteria Cgil Varese