Cgil Varese Informa – Anno I – Numero 9

Guglielmo Epifani, leader indimenticabile. Intervista a Stefania Filetti (Segretario Generale Cgil Varese)

La scomparsa di Guglielmo Epifani, Segretario Generale della Cgil, ha profondamente colpito il mondo sindacale e numerose sono state le espressioni di cordoglio. Come lo ricordi?

Guglielmo Epifani è stato un compagno importantissimo nella storia della Cgil. Un uomo colto e preparato, una persona gentile e molto coraggiosa. Capace di schierarsi in maniera netta. Lungimirante la sua visione.  Nel 2003 per esempio, nonostante le accese discussioni, fece suo il referendum per estendere l’articolo 18 anche alle aziende con meno di 15 dipendenti. Ben 13 anni dopo la nostra proposta di legge “Carta dei Diritti Universali del Lavoro” supera quel limite. Dunque Epifani aveva anticipato queste posizioni. Un’esperienza non sempre facile, la sua. Ricordo quando fu contestato nel corso di una tavola rotonda all’assemblea degli industriali di Varese nel 2006, parlando della Legge Biagi. Non terminò il suo intervento, non raccolse provocazioni, ricordò loro con determinazione e gentilezza che sono stati i lavoratori a difendere le fabbriche dal nazifascismo nel 1943! Poche ore dopo fu lo stesso Montezemolo a prenderne le difese, “il mancato riconoscimento della Rappresentanza sindacale è roba da Medioevo” e “si deve rispetto a chi gioca fuori casa”.  Guglielmo Epifani ha voluto che gli succedesse una donna, la prima donna a guidare la CGIL, Susanna Camusso.  Il cordoglio per la scomparsa di Guglielmo Epifani è stato ampio e trasversale, riconosciuto il suo valore, la sua totale dedizione alla causa dei Lavoratori e alla CGIL. Ci mancherà moltissimo.

Questione sblocco dei licenziamenti: un tema al centro del dibattito nel governo, e che preoccupa non poco il sindacato…

Il blocco dei licenziamenti ha rappresentato e rappresenta una protezione concreta per tante lavoratrici e tanti lavoratori in una situazione d’emergenza del tutto inedita, come del resto molte imprese hanno riconosciuto. Ora il blocco resta importante e se si ragiona sul suo superamento occorre porre insieme il tema degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive più adeguate a fronteggiare quella che potrebbe anche diventare una vera e propria bomba sociale. In questo momento si confrontano, nella maggioranza di governo, diverse proposte, una discussione ampia, non priva di tentativi di strumentalizzazione da parte di qualcuno. Pensiamo ad un luogo emblematico: l’aeroporto di Malpensa, l’azienda più grande nel territorio regionale. Un mondo in cui coesistono condizioni lavorative diverse e protezioni diverse. La nostra attenzione è rivolta a tutte le lavoratrici e i lavoratori, ma in particolare a chi è impegnato nell’ambito dei servizi, dalle pulizie alle manutenzioni, con contratti differenti e protezioni differenti. Quando il blocco dei licenziamenti verrà meno, e le attività dell’aeroporto non dovessero ripartire in tempo, temiamo che la prospettiva per molti potrebbe essere la disoccupazione e la difficoltà a essere ricollocati. Dunque Cgil Cisl Uil tengono ferma la loro posizione: si può parlare di sblocco solo a condizione di un rilancio e di un miglioramento degli ammortizzatori sociali e più efficaci politiche attive. Il confronto con il Governo è ancora in corso. Purtroppo dobbiamo registrare che i tempi della riforma degli ammortizzatori sociali e politiche attive appaiono più dilatati rispetto alle date di sblocco dei licenziamenti.  In queste ore CGIL CISL e UIL decideranno quali azioni mettere in campo per accelerare il confronto e rimodulare le scadenze del blocco dei licenziamenti.

L’emergenza sanitaria è tuttora in corso. Si sta riaffacciando la questione delle vaccinazioni aziendali. Cosa ne pensi?

Regione Lombardia e la normativa nazionale hanno previsto la possibilità che le imprese possano procedere a vaccinare i loro dipendenti.  E’ però necessaria una sottolineatura: le modalità indicate dal Governo per le vaccinazioni aziendali sono più puntuali, efficaci e rispettosi della precedenza agli anziani e ai soggetti fragili. L’idea iniziale del presidente Fontana e della vicepresidente Moratti si basava sul fatto che le imprese in quanto tali avevano un diritto di priorità rispetto agli altri. Ci ricordiamo bene le inaccettabili dichiarazioni “prima la Lombardia perché è motore economico d’Italia!”  in netto contrasto con le posizioni del governo che aveva fissato giustamente altre priorità (prima vaccini ad anziani e soggetti fragili, poi via via più giovani). Sul primo tentativo del Pirellone di procedere con le vaccinazioni aziendali, Cgil Cisl Uil avevano subito dichiarato la loro contrarietà, oltre a rimarcare l’inattuabilità pratica di vaccinazioni aziendali che non prevedevano le necessarie garanzie di sicurezza. La situazione attuale è molto diversa. Le vaccinazioni aziendali, innanzitutto, saranno praticate nell’hub di Malpensafiere in totale sicurezza. Non solo: le vaccinazioni aziendali non sottrarranno quote di vaccino alla cittadinanza, ma utilizzeranno quote aggiuntive.  La campagna vaccinale ha preso velocità ormai da mesi. Molti lavoratori sono già stati vaccinati, altri hanno già la prenotazione. Il bisogno di un canale prioritario aziendale per vaccinarsi è minimo e comunque rientra e questo è fondamentale, nei criteri di priorità nazionali.

Altro tema di grande confronto in Parlamento quello della riforma delle pensioni. Un fronte che vede il sindacato molto attento e interessato al confronto.

Cgil Cisl Uil il 4 maggio scorso hanno presentato la piattaforma “Cambiare le pensioni adesso!” Al Governo chiediamo di superare la Legge Fornero dal 2022, di introdurre la flessibilità in uscita a 62 anni oppure a 4 anni di contributi slegati dall’età, il riconoscimento dei lavori gravosi e del lavoro di cura delle donne, inserire una pensione di garanzia per chi, soprattutto i giovani, avranno carriere discontinue e/o lavori poveri, rivalutare le pensioni, estendere la 14ma mensilità ed infine, rilanciare la previdenza complementare. Il Ministro Orlando ha dichiarato la disponibilità del Governo a proseguire il confronto sui tanti temi a partire dagli ammortizzatori sociali, le politiche attive e il superamento di quota 100.

Una posizione, quella dei sindacati, decisamente diversa da quella di una forza di governo come la Lega.

E’ vero. La proposta della Lega (Durigon) se letta superficialmente, potrebbe trarre in inganno. In questa proposta ci sono diversi punti pesantemente negativi a partire dal calcolo dell’aspettativa di vita basato tutto sul contributivo, che penalizzerebbe fortemente una gran parte dei futuri pensionati. E’ bene che questo si sappia!

Andrea Giacometti – Responsabile Ufficio Stampa Cgil Varese

 


La Costituzione italiana e la sua grande attualità

Il 24 giugno del 1946, il Comitato di Liberazione nazionale della Provincia di Varese annunciò che il giorno seguente, un martedì, alle 9 del mattino sarebbe stata celebrata una cerimonia religiosa presso il duomo della città capoluogo «per invocare aiuto da Dio sul paese e sui lavori della Assemblea alla quale è affidata l’elaborazione della nuova costituzione».

Il 25 giugno, alle ore 16, infatti, si sarebbe riunita per la prima volta l’Assemblea costituente eletta il 2 giugno precedente. In quella stessa occasione, gli italiani e le italiane avevano scelto, per il loro futuro, la forma della Repubblica, e, con un segno apposto su una scheda elettorale, si erano emancipati da sudditi in cittadini.

Le disastrose guerre volute da Mussolini avevano lasciato solo macerie: materiali e morali. Il Paese era attraversato da continui episodi di violenza (fra il 1938 ed il 1945 i furti erano più che raddoppiati e gli omicidi volontari erano triplicati). La disoccupazione diffusa e le precarie condizioni economiche alimentavano le tensioni sociali. I consumi erano crollati, i generi alimentari erano scarsi e quelli tesserati venivano distribuiti con ritardo. Se nel 1938 un chilogrammo di burro costava 15 lire, nel 1945, per la stessa quantità, di lire ce ne volevano 130 e nel 1946, addirittura 351. Un litro di olio di oliva, nel 1947, sfiorava il prezzo di mille lire. L’agognata somma, cioè, che, se guadagnata in un mese, secondo una celebre canzone del 1939, avrebbe potuto cambiare radicalmente il tenore di vita.

In tale contesto si aprirono i lavori dell’Assemblea costituente. Nel suo discorso inaugurale, il presidente della prima seduta, Vittorio Emanuele Orlando, sottolineò come, quella fosse «un’Assemblea nella quale il popolo italiano, per la prima volta nella sua storia, si [potrà] dire rappresentato nella sua totalità perfetta, senza distinzione né di sesso, né di classi, né di regioni o di genti». In quella Assemblea, continuò, «il popolo italiano [era] sovrano, […] l’arbitro assoluto del proprio destino».

L’Assemblea costituente, eletta il 2 giugno, era composta da 556 deputati, di cui 21 donne. Nella seduta del 15 luglio fu eletta la Commissione incaricata di elaborare, redigere e presentare il testo del progetto di Costituzione. La Commissione fu composta da 75 deputati, di cui 5 donne, e fu articolata in tre sottocommissioni: per la definizione dei «Diritti e doveri dei cittadini»; per l’«Ordinamento costituzionale della repubblica»; per la messa a punto dei «Diritti e doveri economico-sociali». 18 deputati, infine, avrebbero costituito un Comitato di redazione, per limarne la forma. La Commissione dei 75 avrebbe avuto tre mesi di tempo, dal suo insediamento, per presentare il progetto di Costituzione.

Il progetto di Costituzione fu licenziato il 31 gennaio del 1947 e il 4 marzo successivo iniziò l’esame da parte dell’Assemblea. Si giunse alla sua approvazione il 22 dicembre del 1947, con 453 voti favorevoli e 62 contrari.

Io non so se la Costituzione della Repubblica italiana sia «la più bella del mondo», come ha detto qualcuno. So per certo che è anche un documento storico. E come tale, credo, ne vada affrontata la lettura, per coglierne tutta la portata innovativa ed il suo carattere di forte e decisa discontinuità rispetto al passato.

La volontà di segnare una rottura definitiva con il passato è già chiaramente espressa già nel primo comma del primo articolo. Proprio quello che tutti noi sappiamo recitare a memoria, su cui spesso ad alcuni piace ironizzare, di cui, probabilmente, ormai ci sfugge pienamente il senso: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro».

Come spiegò all’Assemblea il relatore di questo testo, nella seduta del 22 marzo 1947, «dicendo che la Repubblica è fondata sul lavoro, si esclude che essa possa fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui e si afferma invece che essa si fonda sul dovere, che è anche diritto ad un tempo per ogni uomo, di trovare nel suo sforzo libero la sua capacità di essere e di contribuire al bene della comunità nazionale. […] Affermazione del dovere d’ogni uomo di essere quello che ciascuno può, in proporzione dei talenti naturali, sicché la massima espansione di questa comunità popolare potrà essere raggiunta solo quando ogni uomo avrà realizzato, nella pienezza del suo essere, il massimo contributo alla prosperità comune. L’espressione “fondata sul lavoro” segna quindi l’impegno, il tema di tutta la nostra Costituzione […]».

Enzo R. Laforgia – Storico

 


La lunga battaglia dei rider per la legalità

I rider, lavoratori addetti alla consegna di cibi e bevande, non hanno bisogno di presentazioni: sono quei lavoratori la cui collocazione lavorativa è molto dibattuta. Ce n’è per tutti i gusti: chi li configura come lavoratori dipendenti, chi come autonomi chi come collaboratori eterorganizzati ai sensi dell’art. 2 d.lgs. 81/2015. Elemento comune è l’assenza di minimi salariali, di coperture assicurative e previdenziali, in poche parole assenza di contrattualizzazione del rapporto.

La giurisprudenza comunitaria e nazionale, chiamata a esprimersi sul fenomeno, ha consolidato il principio secondo cui, a prescindere dalla formale qualificazione giuridica attribuita al rapporto di lavoro degli addetti al food delivery, bisogna prestare attenzione se e in che misura il lavoratore operi in autonomia rispetto alla società che gestisce la piattaforma digitale.

Il sindacato non è rimasto inerte ma ha lottato negli ultimi mesi per rivendicare tutele e diritti per questa categoria di lavoratori. Nel mese di marzo scorso, con Just Eat – la più grande piattaforma digitale operante nel settore – è stato strappato un accordo che prevede l’assunzione dei suoi ciclo-fattorini con le regole dettate dal CCNL della Logistica: non più pagamento a cottimo ma il riconoscimento di un salario, delle ferie, degli straordinari di un’assicurazione contro gli infortuni, di congedi, di un impegno a riconoscere un compenso orario non inferiore ai 9 euro.

Il risultato raggiunto è importante per più motivi: perché si è messo in campo un percorso di contrattazione inclusiva che ha sortito i suoi effetti, perché ha visto lavorare insieme in piena sinergia con la Confederazione  le due categorie (FILT e  NIDIL) di riferimento sia a livello nazionale che  territoriale, perché si è rafforzata la nostra rappresentanza e capacità vertenziale, perché si è affermato il modello del rapporto di lavoro subordinato, il passaggio da un rapporto autonomo ad un rapporto regolamentato con un contratto nazionale di riferimento e l’applicazione dei suoi istituti contrattuali, una sorta di contratto aziendale su cui si sta lavorando per ampliarlo fino all’ottenimento di un Premio di Risultato.

Risultato ottenuto: un precedente importante da diffondere nelle altre piattaforme presenti sul campo, forti delle sentenze emesse recentemente dai tribunali nonché degli interventi adottati dall’Ispettorato del lavoro coinvolto in questa battaglia sindacale.

Marzia Pulvirenti, Segretario Generale Nidil Cgil Varese

 


Ddl Zan, no a discriminazioni nel mondo del lavoro

Negli ultimi mesi è tornato alla ribalta il dibattito sul ddl contro l’omo-transfobia, più noto come “legge Zan”. Già approvato alla Camera, poi bloccato al Senato dal centrodestra, è stato più volte al centro di una serie di iniziative di sostegno in tutta Italia. Il provvedimento, se si accenderà il semaforo verde del Parlamento, istituirà il carcere per chi commette atti di discriminazione fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Oltre a questi aspetti normativi, il ddl prevede anche l’istituzione di una giornata nazionale contro l’omofobia e risorse finanziarie per le strutture che operano in questo ambito. Un provvedimento che ci ricorda che c’è nel Paese (o, almeno, in una sua parte) la consapevolezza che non sono sufficienti norme e leggi, già vigenti, a partire dal massimo livello che è la Costituzione, a tutelare la parità tra i cittadini ed escludere discriminazioni legate all’identità sessuale. E’ necessario introdurre nuove norme che impediscano atteggiamenti o posizioni attive che discriminano sulla base del sesso, del genere, dell’orientamento sessuale.

Anche a Varese sono state organizzate iniziative e mobilitazioni a sostegno del nuovo provvedimento. Motore della campagna a sostegno del ddl, l’Arci Gay, in accordo con molte altre organizzazioni e realtà, tra cui la stessa Cgil. Cuore di questa proposta di legge sono la battaglia e il contrasto ad una inaccettabile cultura omofoba che con allarme vediamo diffusa nel Paese, spesso basata su pregiudizi e luoghi comuni, che possono poi svilupparsi in atti concreti di discriminazione, se non addirittura in comportamenti aggressivi e violenti che non sono mancati in questi anni. Una cultura presente nel quotidiano, in comportamenti che possiamo registrare attorno a noi, in luoghi delle città in cui serpeggia la cultura omofoba. Lo stesso mondo del lavoro non è esente dalla presenza di questa cultura, come più volte sottolineato dall’Ufficio Nuovi diritti della Cgil nazionale, che recentemente ha ribadito che “la proposta va approvata senza se e senza ma e – soprattutto – senza modifiche: chi sostiene che il tema del contrasto alla violenza sia un tema divisivo è in evidente malafede. Non di temi di parte si tratta, ma di norme di civiltà già presenti negli ordinamenti di tutti i paesi fondatori dell’Unione e sui quali l’Unione stessa ha ripetutamente richiamato il nostro Paese affinché si doti di questo strumento”.

Una battaglia, dunque, fondata sull’autodeterminazione e sulla laicità, sulla libertà d’espressione e sulla tutela dei diritti civili, che non può conoscere confini o limiti, ma neppure ulteriori rinvii. La sfera personale si intreccia con tutti gli ambiti che le persone frequentano, e tra questi ambiti il mondo del lavoro resta di certo fondamentale. Per quest’ultima ragione, ma soprattutto per la sua storia e per il suo dna confederale, la Cgil partecipa appieno alla battaglia per la rapida approvazione del ddl: la Cgil propone infatti non solo un modello di regolazione del mondo del lavoro, ma anche un modello complessivo di società. La mobilitazione continua e le occasioni per ribadire il sostegno al provvedimento non mancheranno. Forse la strada è lunga, potrebbe essere in salita, ma costituisce un impegno ineludibile per tutti coloro a cui sta a cuore la Costituzione e i suoi valori.

 

Andrea Giacometti – Responsabile Ufficio Stampa Cgil Varese

 


Sportello sociale, uno strumento del sindacato per combattere il disagio

Tra le attività confederali a supporto dell’azione contrattuale – c’è quella delle Politiche sociali, attiva anche a Varese attraverso l’azione di un apposito dipartimento che coniuga, su temi specifici, la negoziazione, al cospetto dei referenti istituzionali e delle realtà produttive del territorio, e la consulenza, l’indirizzamento e la tutela di lavoratrici e lavoratori gravati anche temporaneamente, da problematiche afferenti al disagio personale e non riconducibili a temi contrattuali.

La peculiarità lombarda è stata la lungimirante intuizione, a differenza di quanto già veniva fatto in CGIL nazionale, di considerare il disagio di lavoratrici e lavoratori non solo riconducibile all’handicap, bensì a tutte le forme di discriminazione, pregiudizio o stigma: il carcere, le dipendenze, l’abuso di alcol, la salute mentale fino alle discriminazioni riconducibili all’orientamento sessuale, situazioni umane che nel pensiero dominante connotano diversità.

L’attività del Dipartimento si completa attraverso uno sportello sociale destinato a raccogliere istanze che limitino la tranquillità oltre che la resa di lavoratrici e lavoratori nelle proprie funzioni; infatti, i pregiudizi sono sempre esistiti, ma oggi, anche in virtù delle ripercussioni della pandemia, sono acuite a dismisura: paure, fobie, frustrazioni e malessere che, non di rado, condizionano negativamente lo stare sul posto di lavoro e l’interagire con colleghi e superiori.

Delle categorie che si rivolgono allo sportello si è detto, ma come si agisce? È necessario chiarire che il nostro ruolo non è in alcun modo sovrapponibile a quello di un assistente sociale. Manteniamo infatti la nostra peculiarità di sindacalisti, quindi l’approccio deve essere quello di decodificare il problema e trovare una soluzione che non passi attraverso la cura, ma attraverso la messa a disposizione empatica per utilizzare al meglio gli strumenti relazionali e tecnici di cui disponiamo.

Tecnici poiché non perdendo di vista il nostro essere sindacalisti, siamo tenuti a ricercare le soluzioni nelle opportunità che leggi e contratti ci forniscono. L’esperienza insegna che, trattandosi di un’attività prettamente sindacale, non sia possibile prescindere da un costante confronto tra Confederazione e categorie.

Le istanze a noi sottoposte devono essere rivendicabili e questo avviene attraverso azioni coordinate; lo sportello fine a sè stesso sarebbe inefficace.

Negli anni la consapevolezza generale in merito alla centralità dei temi sociali è aumentata ed anche a Varese, abbiamo istituito corsi per delegati sociali: momenti di formazione specifica indirizzati a componenti delle RSU che hanno potuto incrementare il patrimonio di competenze rispetto a temi per i quali esiste un’abbondante produzione normativa a fronte di una difficile esigibilità dei diritti.

I delegati, adeguatamente formati devono diventare il punto di riferimento per i colleghi, intercettarne le istanze e fare da tramite con le categorie ed il dipartimento.

In un sistema di doverosa e necessaria reciprocità, qualora si presenti un’istanza allo sportello è necessario avviare un percorso di presa in carico attraverso la categoria ed i delegati per far sì che si possano contrattare le condizioni migliori per mantenere l’occupazione e garantire le migliori condizioni ambientali.

L’irrinunciabile collaborazione, messa in campo tra differenti livelli sindacali, permette altresì di portare a termine anche azioni contrattuali di carattere collettivo; infatti sebbene nella maggior parte dei casi le richieste si presentino con valenza individuale, il risultato può e deve trasformarsi in buone prassi a disposizione di eventuali casi e dell’intera collettività aziendale.

Non solo di disagio si alimentano le Politiche sociali: lo studio e la realizzazione di iniziative tese a migliorare la qualità della vita durante l’attività lavorativa, sono da considerare l’altro aspetto dell’attività.

Dare efficacia all’attività di sportello, non può prescindere da un aspetto altrettanto centrale: l’identificazione di una rete di relazioni e rapporti con i servizi del territorio ai quali nella maggior parte dei casi, afferisce chi si rivolge a noi. Vale per servizi sociali, sanitari od istituzionali. L’imprescindibile collegamento parte dalla considerazione iniziale secondo la quale noi non siamo i curanti, ma chi condivide competenze per trovare le soluzioni.

In sintesi: in tema di welfare le opportunità sono molte, ma è necessario renderle note per ottenerne i benefici: ecco il nostro lavoro.

Francesco Vazzana – Responsabile Sportello Sociale Cgil Varese

 


Assegno unico – scheda informativa

La Legge 46 del 1° aprile 2021, in vigore dal 21 aprile 2021, contiene la delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e universale. La legge ha definito i criteri che dovranno guidare l’adozione dei decreti attuativi: questi dovranno stabilire quando e come accedere al nuovo strumento di sostegno al reddito che sarebbe dovuto entrare in vigore dal 1° luglio.

Il condizionale è d’obbligo, tuttavia, in quanto nel frattempo gli attesi decreti attutativi e le circolari operative dell’INPS non sono ancora state emanate. Negli ultimi giorni, quindi, il governo ha emanato un Decreto Legge per disciplinare una misura “ponte” attraverso la quale l’assegno unico entrerà in vigore sì dal 1° luglio, ma solo per le categorie di lavoratori che fino a ora erano escluse dai “vecchi” Assegni al Nucleo Familiare, ossia lavoratori autonomi, disoccupati e incapienti, mentre per tutte le altre platee di beneficiari gli ANF in godimento saranno ricalcolati in base all’ISEE e resteranno in godimento fino a fine anno e la data di entrata in vigore della nuova misura slitterà al 1° gennaio 2022.

Si tratta però di prime informazioni: non sono state diramate indicazioni e quindi non è ancora possibile sapere con quali modalità e procedure bisognerà presentare le istanze il prossimo mese e che destino avranno tutte le prestazioni attualmente in vigore e che saranno sostituite dall’assegno unico (assegni familiari, detrazioni Irpef e altre misure o bonus dedicate alle famiglie).

In una prima fase, dopo l’approvazione della norma, CGIL e CAF hanno lanciato una campagna affinché tutti i beneficiari presentassero il modello ISEE 2021. Oggi, in mancanza dei decreti attuativi, questa rimane l’unica possibile indicazione che possiamo fornire, visto che a quanto pare questo sarà lo strumento necessario per calcolare diritto e misura sia del nuovo assegno sia di quelli previsti dalla misura “ponte”.

Naturalmente vi aggiorneremo puntualmente e precisamente nei prossimi giorni non appena ci saranno novità e organizzeremo l’attività dei nostri servizi interessati nella maniera migliore per dare risposta a tutte le domande.

Daniele Bandi, Segretario Organizzativo Cgil Varese

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