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Lavoratrici delle pulizie a Malpensa, una vertenza difficile

La vertenza dei dipendenti delle pulizie di Malpensa (al 90% donne) della società Dussmann, iniziata prima dell’estate, sta proseguendo anche in autunno, con il rischio – più che concreto – che possa proseguire fino ed oltre le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina di inizio 2026.

La vicenda ha dell’assurdo. L’azienda Dussmann Service Srl, capofila del Raggruppamento Temporaneo d’Imprese che gestisce il servizio di pulizie, in appalto direttamente dal committente Sea Spa, in qualità di gestore aeroportuale, riceveva a maggio di quest’anno, insieme ad altra società presente prevalentemente sul sito di Linate, una cifra di 2.920.000 euro per gli anni 2025 e 2026. Tale cifra, anche se nel bando di gara non era prevista alcuna clausola di revisione dei prezzi in corso di appalto, veniva destinata e giustificata – formalmente in un atto ufficiale sottoscritto tra Sea e Dussmann – al personale delle pulizie con il “riconoscimento di trattamenti economici migliorativi […] con decorrenza gennaio 2025 (buoni pasto)” al fine di ottenere “impatti positivi sulla qualità del servizio e sulla relativa efficienza, contribuendo a contenere i tassi di assenteismo”.

A questo punto, incamerati i soldi dalla committenza – non dovuti – Dussmann Service proponeva un accordo sindacale in cui, a fronte dell’erogazione ai dipendenti di buoni pasto giornalieri di 5,20 euro, veniva dimezzata la maggiorazione sul lavoro domenicale (dal 30 al 15%) e si prevedevano conciliazioni individuali dove i lavoratori rinunciavano agli arretrati su una serie di diritti (“lavaggio divisa” e “cambio tuta”) che il giudice del lavoro aveva già riconosciuto con la gestione precedente e il cui rispetto la Dussmann non si era minimamente guardata dal contemplare.

Da qui la netta contrarietà di Filcams Cgil Varese a sottoscrivere un accordo sindacale non erga omnes, ovvero la cui applicazione si estendeva a tutte le lavoratici e a tutti i lavoratori – com’è sempre stato nella storia della contrattazione collettiva di questo Paese -, bensì che il riconoscimento di quanto previsto nel verbale stesso (alias buoni pasto giornalieri) venisse condizionato alla sottoscrizione di conciliazioni individuali in cui si ponevano in essere pesanti rinunce su diritti passati e futuri.

Ciononostante, Fisascat Cisl Varese-Como e Uiltrasporti Varese firmavano comunque un verbale di accordo non erga omnes, pur rappresentando, insieme, un solo lavoratore iscritto su 260 dipendenti dell’appalto (con una rappresentatività paria allo 0,38% e priva, ovviamente, di delegati Rsa/Rsu). E a nulla valeva il ricorso di Filcams al referendum che bocciava a larga maggioranza l’intesa raggiunta.

Questa, in sintesi, la genesi della vertenza che ha visto finora proclamati due scioperi, nonché diversi cortei e manifestazioni, e che comporterà l’apertura di ulteriori contenziosi legali. Un appalto, quello delle pulizie di Malpensa, la cui conflittualità non accennerà a diminuire e che si protrarrà anche nei prossimi mesi, fino all’importante vetrina delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Livio Muratore – Segretario generale Filcams Cgil Varese

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