Redditi uguali, tasse diverse: scompare la progressività, resta solo la disparità. I pensionati i più tartassati
L’analisi tecnica condotta dal nostro CAF CGIL sulle proiezioni fiscali per il 2026 svela un quadro di profonda ingiustizia che colpisce al cuore la tenuta sociale del Paese.
I numeri non mentono e parlano di una discriminazione fiscale sistematica ai danni dei pensionati. Secondo lo studio allegato, un pensionato con un reddito di 15.000 euro arriverà a pagare ben 2.413 euro di tasse in più rispetto a un lavoratore dipendente con lo stesso identico reddito. Questa forbice resta drammaticamente ampia anche per i redditi medi: a 20.000 euro la differenza è di 2.339 euro, e a 30.000 euro è ancora di 2.125 euro.
Mentre per i lavoratori dipendenti il legislatore ha previsto strumenti di detrazione come il trattamento integrativo, la nuova “Somma Aggiuntiva” e un’ulteriore detrazione decrescente fino a 40.000 euro, i pensionati sono stati deliberatamente esclusi da questi meccanismi di compensazione.
Ma il paradosso del nostro sistema fiscale non si ferma qui. A questa disparità tra “generazioni” di contribuenti si aggiunge l’enorme ingiustizia della Flat Tax per gli autonomi, che introduce il prelievo fiscale per “censo”.
Non è più un sistema basato su quanto si guadagna, ma su chi si è.
Se sei un lavoratore dipendente sotto i 15.000 €, lo Stato ti riconosce, giustamente, 1.200 € di trattamento integrativo e una somma aggiuntiva. Se sei un pensionato con lo stesso reddito, non solo non ricevi questi aiuti, ma l’IRPEF da trattenere ti costa 1.913 €, portando la differenza totale a oltre 2.400 €. Se poi sei un autonomo con 85.000 €, paghi il 15%.
Questo non è fisco, è una gerarchia sociale
È accettabile che un professionista con un reddito fino a 85.000 euro goda di un’aliquota piatta al 15%, mentre un pensionato con un terzo di quel reddito si trovi bloccato in un sistema progressivo che, non prevedendo detrazioni adeguate, lo trasforma nel principale finanziatore delle casse dello Stato?
Insieme ai lavoratori dipendenti, i pensionati coprono circa l’84% dell’intero gettito IRPEF nazionale. I redditi da pensione rappresentano circa il 29,6% del reddito complessivo dichiarato ai fini IRPEF.
Come SPI CGIL Varese, ribadiamo che il fisco deve essere lo strumento con cui si garantiscono i servizi pubblici — sanità e assistenza in primis — e deve basarsi sul principio costituzionale della capacità contributiva.
Oggi, invece, assistiamo a un sistema a compartimenti stagni dove chi ha lavorato una vita intera viene tassato più di chi guadagna il triplo. Varese è una provincia con un’altissima densità di pensionati ex-industriali che hanno carriere contributive lunghe e trasparenti. Citare che i pensionati pagano “per tutti” non è solo uno slogan, ma una realtà statistica: sono tra i pochi contribuenti che non possono sottrarsi al fisco.
Non chiediamo privilegi, ma equità. Chiediamo che il carico fiscale torni a essere progressivo per tutti, senza zone franche che alimentano solo risentimento e disuguaglianza.
I pensionati hanno contribuito a costruire questo Paese; non possono e non devono essere considerati un “bancomat” silenzioso.
Giacomo Licata
Segretario Generale
SPI CGIL Varese
