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Contratto nazionale dei metalmeccanici al voto dei lavoratori

Si è conclusa il 20 febbraio la campagna di assemblee nelle aziende sull’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Nelle aziende si sono svolte 7549 assemblee per un totale di 852.196 dipendenti. 464.287 i votanti:  favorevoli 427.898 (93,13%), contrari 31.554 (6,87%). Il contratto è un fatto politico: riguarda quasi due milioni di lavoratori – tra gli addetti delle aziende industriali associate a Federmeccanica e quelli delle piccole e medie di Confapi – che producono oltre il 40% del valore aggiunto generato dall’industria italiana e circa la metà delle esportazioni del nostro paese.

La vertenza per questo rinnovo è stata segnata da un difficile contesto economico (la produzione industriale è in continuo calo da inizio 2024) e da un posizionamento molto rigido e molto chiuso da parte di Federmeccanica. Gli industriali non hanno probabilmente “digerito” l’esito del precedente rinnovo del 2021.

Quel contratto aveva infatti garantito ai metalmeccanici – unica categoria insieme ai bancari secondo il CNEL – di mantenere (grazie a un aumento di 311 Euro mensili) il potere d’acquisto delle proprie retribuzioni a fronte della fiammata inflazionistica generata dalle imprese nel 2022-23.

Federmeccanica ha tentato di alterate la struttura salariale del contratto del 2021, segnando questo rinnovo in senso conflittuale. Con il loro documento del novembre 2024 (la trattativa era iniziata prima dell’estate) gli industriali hanno tentato di vincolare il negoziato a uno schema alternativo a quello del 2021: nessun aumento certo per i lavoratori con gli incrementi salariali legati esclusivamente all’inflazione, nessuna disponibilità a definire aumenti salariali più alti della inflazione prevista, dilazionamento (e quindi peggioramento) del meccanismo di recupero automatico dell’inflazione in caso questa sia maggiore dell’aumento definito.

Secondo le imprese, fuori dal loro documento del novembre 2024, non era possibile proseguire il negoziato. Ciò ha causato l’interruzione degli incontri di trattativa fino all’estate 2025, quando il confronto è ripreso dopo (e grazie) a 40 ore di sciopero effettuate dai lavoratori. Le iniziative di lotta hanno diviso le imprese, con una parte della delegazione che ha progressivamente preso le distanze dalla linea di chiusura sostenuta da Federmeccanica.

Dopo l’estate 2025 il confronto è entrato nel vivo con una quindicina di giorni di trattativa a Roma tra i mesi di ottobre e novembre. Il 22 novembre abbiamo raggiunto l’ipotesi di accordo che stiamo discutendo nelle assemblee in questi primi mesi dell’anno. L’ipotesi di accordo fotografa i rapporti di forza emersi nel corso della vertenza, delinea una mediazione evidente rispetto alle richieste sindacali (incremento di 205 euro al mese rispetto ai 280 richiesti) e che respinge in modo netto tutte le posizioni espresse da Federmeccanica.

L’ipotesi di accordo contiene infatti le tre condizioni fondamentali richieste dal sindacato e rifiutate da Federmeccanica:

  1. Un aumento certo per tutti i lavoratori nel periodo 2025-28: il 9,6%.
  2. Un aumento superiore alla inflazione prevista. Il 9,6% è infatti più del 7,2% di inflazione che l’ISTAT prevede per il periodo 2025-28. La quota aggiuntiva rispetto all’inflazione prevista è di circa 48 Euro mensili. Complessivamente tra il 2021 e il 2028 l’aumento arriva quindi ad almeno circa 515 Euro mensili.
  3. Il mantenimento del meccanismo di recupero automatico dell’inflazione per cui, in caso di incremento inflattivo superiore all’aumento definito nel contratto, quest’ultimo sarà rivalutato al valore dell’inflazione effettivamente registrata.

La lotta dei metalmeccanici ha quindi permesso di confermare pienamente la struttura del contratto del 2021. Quella che gli industriali avevano deciso di far saltare. Quella che ha garantito il potere d’acquisto dei lavoratori negli anni scorsi. Oltre ad alcune modifiche positive sulle normative di malattia, salute e sicurezza, regolazione dei contratti precari, questo è il valore dell’ipotesi di accordo ed è il motivo per cui la Fiom e le altre organizzazioni sono determinate nel chiedere ai lavoratori di esprimersi positivamente su di essa.

Giovanni Cartosio – Segretario generale Fiom Cgil Varese

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