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Legge di bilancio, nessun futuro per il Paese

Sviluppo e Legge di Bilancio. È un bel termine lo sviluppo, pieno di significato. Un obiettivo per il futuro che nella bozza della Legge di Bilancio 2026 non c’è. Quando le politiche economiche puntano allo sviluppo nell’ampiezza del suo significato, nessuno, in una società moderna, è escluso. Perseguire una politica economica di sviluppo significa puntare sugli investimenti in ricerca, innovazione, al miglioramento in ambito sociale, culturale, politico, partecipativo, garantendo maggiori opportunità di benessere alla popolazione. Ma non basta. Lo sviluppo economico deve essere sostenibile cioè deve agire per soddisfare i bisogni attuali senza compromettere quelli delle generazioni future. Ecco che allora, insieme alla crescita economica, è fondamentale unire il futuro delle nuove generazioni, il rispetto dell’ambiente e il miglioramento delle condizioni sociali delle persone, a partire da quelle più fragili. Garantire una crescita economica socialmente equa, è questo il significato. Pace e sviluppo devono camminare insieme, senza la prima, il secondo non ha possibilità di concretizzarsi. Servono più risorse e vanno prese dove ci sono, servono più risorse per lo stato sociale e non per il riarmo come invece sappiamo essere il primo obiettivo della Legge di Bilancio. Concetti ampiamente contenuti nella nostra Costituzione che non trovano oggi piena applicazione. Facciamo qualche esempio.

Salari e stipendi. Le categorie della CGIL insieme alle altre organizzazioni sindacali sono costantemente impegnate a rinnovare i Contratti nazionali dei diversi settori dell’industria, del commercio, delle costruzioni, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità, della scuola sia pubblica che privata. Le richieste economiche che portiamo ai tavoli tengono sempre conto dell’erosione degli stipendi dall’inflazione e dell’andamento del settore, oltre al miglioramento delle condizioni specifiche di lavoro. Le risposte ai tavoli sono sempre le stesse: chiedete troppi soldi e il settore va male, non ci sono risorse pubbliche sufficienti. Eppure in questi anni sappiamo attraverso studi importanti (Istat, Banca d’Italia ed altre banche dati pubbliche) che per molti settori gli investimenti in ricerca e sviluppo sono stati bassissimi, ma i dividendi agli azionisti altissimi. E dunque? Non ci sono soldi o non ce ne sono per i lavoratori? Anche le condizioni contrattuali (orari e carichi di lavoro) hanno risentito della posizione rigida delle imprese.  Risultato? Solo per fare alcuni esempi: non si trovano autisti per il trasporto pubblico locale a causa soprattutto dei turni massacranti e dei salari inadeguati.  Ma non sarebbe meglio usare i soldi destinati al ponte di Messina, per migliorare le cose ai lavoratori e alle imprese? Nel settore pubblico non va meglio. Gli insegnanti italiani sono i meno pagati in Europa, i medici e infermieri vanno nel privato o all’estero a cercare un trattamento migliore. Già, la sanità privata! Con i soldoni a palate che hanno fatto negli anni soprattutto in Lombardia, dovrebbero almeno rinnovare i contratti con le migliori condizioni salariali e normative per i lavoratori. Invece, spesso abbiamo a che fare con firme su contratti al ribasso, se non anche con l’applicazione di contratti pirata, quelli che peggiorano ulteriormente le condizioni dei lavoratori e producono concorrenza sleale per le imprese.

Fisco. Il sistema fiscale è una importante leva che permette di incentivare l’economia con scelte precise attraverso politiche di tassazioni e/o agevolazioni. Lo sviluppo sostenibile, se perseguito veramente, impone per esempio più agevolazioni per i settori che investono in economia circolare, e maggiori tassazioni per produzioni che utilizzano energia da fonti non rinnovabili o prodotti inquinanti, ma le troppe altalenanze e frenate in Italia e in Europa sotto la pressione dell’indice delle esportazioni e del sistema lobbistico in generale minano quanto stabilito dai patti internazionali per il clima.   Il sistema fiscale ha un ruolo fondamentale soprattutto per le persone.  Nel nostro paese purtroppo siamo in presenza di disuguaglianze fiscali in aumento: i benefici derivati delle leggi di bilancio di anni, sono andati ai redditi più alti (da 50mila in su).  I guadagni ottenuti dai capitali investiti e dalle plusvalenze finanziarie restano tassati al 26%, e ad oggi non è prevista nessuna tassa sugli extraprofitti e viene estesa la flat taxUn lavoratore (per esempio un metalmeccanico B1 -ex 5s) che prende 2.283€ lordi al mese, paga una Irpef di 753 euro al mese, pari al 33%. Con l’ipotesi contenuta nella legge di bilancio 2026 del governo Meloni, questo lavoratore nel 2026 pagherà ben 40euro all’anno in meno di tasse!  Ci sono poi le detassazioni sugli aumenti salariali, li abbiamo richiesti da anni, certo non buttiamo via niente, ma non c’è nessun recupero del drenaggio fiscale. Nessuna azione aggiuntiva contro l’evasione fiscale, anzi continua la rottamazione delle cartelle.  Siamo molto, molto lontani da un sistema fiscale giusto.

Il nostro sistema sanitario nazionale. E’ il miglior sistema al mondo, e va difeso dai continui attacchi di interesse privato e curato rispetto alle tante disfunzioni organizzative e gestionali. Tutti i giorni leggiamo sulla stampa di malasanità e di peggioramento del sistema. Non che le notizie non siano vere, ma penso che ci sia un particolare accanimento nel voler dimostrare che il SSN non funziona e che bisogna passare ad un sistema privato fatto di assicurazioni. Il Servizio Sanitario Nazionale contiene tante eccellenze e va protetto da chi mette al primo posto il profitto sulla salute. L’universalità del nostro sistema sanitario è la caratteristica più importante, non lascia indietro nessuno, tutti vengono curati allo stesso modo. Dovrebbero. Per questo dobbiamo difenderlo dalle decisioni politiche che tagliano le risorse necessarie a mantenere il servizio di qualità e vicino ai cittadini, perché detto in maniera sbrigativa, i ricchi hanno le risorse per le cure migliori anche in un sistema privato. I poveri, le persone che vivono con lo stipendio o la pensione no, non ce la farebbero. E sappiamo che nel 2024 ben 6 milioni di persone hanno già rinunciato a curarsi perché non trovano sostegno nella sanità pubblica e non hanno i soldi per rivolgersi al privato.  E’ una vera ingiustizia.

Andiamo avanti. Abbiamo studiato ed approfondito gli articoli della bozza della Legge di bilancio, abbiamo avanzato proposte al governo che presenteremo nei luoghi di lavoro e sul territorio. Questa bozza non produce sviluppo, punta a presentare i conti in regola in Europa per poter ottenere le risorse necessarie a spendere 23 miliardi nei prossimi anni per le spese militari alle quali si aggiungono altre risorse interne destinate allo stesso settore (1,5 mld). In questa Legge di Bilancio non c’è una visione di futuro, di investimenti che non siano in armi. Non c’è sviluppo, non c’è attenzione alle nuove generazioni, non c’è attenzione al welfare. Anche sulla previdenza il governo sta facendo il contrario di quello che diceva. 3 mesi in più per andare in pensione, non sono previste rivalutazioni ed estensioni della quattordicesima, nessun miglioramento per le condizioni previdenziali per le donne, nessuna pensione di garanzia per i giovani, di fatto la fascia della popolazione più in difficoltà di tutte le altre.  Con la manifestazione del 25 ottobre abbiamo presentato la nostra piattaforma sui temi di primaria importanza, proseguiremo coinvolgendo donne e uomini delegati e pensionati, giovani e giovanissimi che sceglieranno di lottare con noi. Noi non ci accontentiamo, noi insistiamo perché abbiamo l’obiettivo dello sviluppo, quello vero, fatto di coesione sociale, di pace e di giustizia sociale.

Stefania Filetti – Segretaria generale Cgil Varese

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