Il Partito Comunista Italiano
nacque a Livorno il 21 gennaio 1921
Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti e Umberto
Terracini furono tra i protagonisti della
sua fondazione, giovani che si erano conosciuti
all’Università di Torino e si erano poi ritrovati
frequentando il Partito Socialista cui
erano iscritti. Gramsci collaborava alla redazione
dell’Avanti!.
I loro studi giungevano al profondo della storia
d’Italia e le loro tensioni verso esigenze di
rinnovamento sociale e culturale del Paese
cercavano i riferimenti più ampi, anche internazionali.
Guardavano all’Europa, stremata
dalle ferite e i rancori della prima guerra mondiale,
percorsa da movimenti di contrasto e rifiuto
del vecchio ordine imperiale, segnata
dalla vittoria della rivoluzione d’Ottobre.
L’Italia viveva momenti drammatici. Le lotte
operaie e contadine, volte alla conquista di
migliori condizioni di lavoro e al superamento
delle situazioni di fame, miseria e malattia presenti
nelle famiglie dei ceti popolari, stavano
retrocedendo, divise e umiliate. Avanzava il
fascismo, sostenuto dalle più grandi forze economiche
del Paese, con la complicità di organi
dello Stato, l’acquiescenza della monarchia e
lo scatenarsi delle violenze squadristiche.
Aderendo all’Internazionale Comunista, il
PCI affermò una propria autonomia dal Partito
Socialista che aveva escluso quell’apertura
politica, ma operò senza sosta per costruire
unità e pluralità del fronte che si opponeva al
fascismo, una dittatura sempre più feroce e
portatrice di guerra. Grande fu il suo contributo
nel tenere viva la prospettiva di un’Italia
diversa, di un’Italia nuova.

 

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